Fuga, Morandini e Margola. La musica abbandonata per tromba del ‘900 italiano

© Danilo Zanda

Con questo lavoro, dal titolo volutamente provocatorio, ho il desiderio di riportare alla luce una parte di repertorio del mio strumento poco eseguito o totalmente dimenticato fra la mia generazione di studenti. Questo mi ha portato ad un percorso che mette insieme tre personaggi di discreto spessore: Sandro Fuga, un compositore di grande talento ed eleganza, ma colpevole di essere stato molto legato alla tradizione e ad uno stile tardo romantico che non l’ha premiato nei giorni nostri; un insegnante e trombettista, Enzo Morandini, che in molti in questo conservatorio hanno avuto il piacere di conoscere, preparatore di una moltitudine di trombettisti sardi; e infine un prolifico compositore, in passato docente e direttore di questo conservatorio, Franco Margola. Attraverso ricerche sulla loro vita e l’esecuzione delle loro composizioni, vorrei ricordare umilmente il loro passato e portare in vita ancora una volta la loro musica.

Sandro Fuga (1906-1994)

“Come un compositore sono un superstite romantico: tale ero a 18 anni, tale sono ancora. Credo alla musica come espressione di sentimenti. Credo che compositore si nasce per misterioso dono – soltanto il mestiere si impara, ma questa tecnica artigianale in sé non è arte: ogni artista possiede una “sua” tecnica che serve a lui solo e senza la quale è un dilettante. Credo che il comporre musica sorga, all’origine, da un particolare momento che felicemente può rinnovarsi e prolungarsi, e che è “l’ispirazione”. Credo che provata esperienza, che i profondi turbamenti del cuore e dell’anima (le gioie e i dolori) servono ad arricchire ulteriormente l’artista e a procurargli delle emozioni o commozioni che, una volta trattenute, stimoleranno in lui, a distanza in tempo imprecisato, il fatto creativo, cioè l’ispirazione, evento impossibile a prodursi nel momento in cui tali turbamenti accadono. Credo agli eterni valori della musica e agli elementi essenziali che la compongono. Credo infine che nella musica – come d’altronde nelle altre arti – nulla vi sia da capire o da “spiegare”:  saranno soltanto la nostra sensibilità, il nostro gusto a guidarci nella formulazione d’un giudizio nell’immediato ascolto di un’opera musicale.”

Sandro Fuga – visto da se stesso

Nasce il 26 novembre a Mogliano Veneto. Eredita la passione per la musica e per l’arte in generale in famiglia (suo nonno materno è il pittore Luigi Nono e suo zio Urbano Nono scultore, suo patrigno un musicista) e diventa “Torinese d’adozione” molto presto nella sua vita. Vive infatti a Torino già nel 1919, trasferito con la famiglia, e presso il liceo musicale (che dal 1936 diventa il Regio Conservatorio Giuseppe Verdi) continua gli studi di musica iniziati a Treviso e Venezia, in particolare di pianoforte (con Luigi Gallino), organo (Ulisse Matthey) e composizione (con Luigi Perrachio, Franco Alfano e Giorgio Federico Ghedini). Qui ottiene tre diploma, e coltiva significanti amicizie con i colleghi Fernando Previtali e Giulio Gedda e col musicologo e critico Andrea della Corte ad esempio. Diventa una figura essenziale della vita musicale della città divenendo promotore di competizioni e concerti. Fuga inizia la sua carriera musicale come pianista, sia in Italia che all’estero e terrà parecchie trasmissioni radio prima di decidere nel 1944 di dedicarsi esclusivamente alla composizione. La sua vita sarà fondamentalmente legata al conservatorio torinese, l’unica eccezione del biennio 1951/1952 in cui tenne la Cattedra di composizione al Conservatorio di Milano. Già nel 1933 diventa docente di pianoforte e nel 1956 di composizione, diventandone poi direttore il 1966.

È stato membro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma e dell’Accademia Nazionale Luigi Cherubini di Firenze, da segnalare inoltre la vincita di numerosi premi e riconoscimenti. Per citarne alcuni:

  • 1952 la “Toccata per pianoforte e orchestra” è premiata al Concorso di Composizione Sinfonica Città di Trieste;
  • 1958 la composizione “Ultime lettere da Stalingrado” (per voce recitante e orchestra) riceve il Premio Marzotto;
  • 1991 la “Sonata n. 3 per violino e pianoforte” riceve il Premio Psacaropulo della critica musicale torinese.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1944, nel 1995 la sua famiglia istituisce L’Associazione “Sandro Fuga”, con l’intento di onorare la figura e la musica di Sandro Fuga, “compositore e didatta tra i più importanti del secolo scorso, e per promuovere e diffondere la musica, in particolare quella del ‘900 storico italiano”. È con lo stesso scopo che l’associazione ha istituito il Concorso Nazionale di Musica da Camera “Sandro Fuga”. Produce inoltre numerose rassegne e si impegna attivamente gestendo i corsi di musica al Civico Istituto Musicale di Avigliana.

Fra la produzione di Sandro Fuga abbiamo anche due testi: la “Lettera ai giovani compositori” (1965) e l’autobiografia “Sandro Fuga visto da se stesso” (1990), importanti per individuare il suo stile compositivo. Infatti è qui che si autodichiara un “superstite romantico” credendo la musica come espressione di sentimenti. L’ispirazione, un emozione, uno stimolo fantastico, una lettura, danno origine alla creazione che si perfezione nel paziente lavoro di costruzione guidato da una severa autocritica (definita “ripensamento”).
Fuga (similmente a ciò che vedremo poi anche per Margola) rimane agganciato alla tradizione, senza tentare la strada delle avanguardie (percepite come un pericolo incombente secondo la lettura critica di Lino Liviabella) e dei nuovi modi di scrivere musica. Egli non esita infatti a polemizzare con le avanguardie radicali che si affidavano spesso a effetti o espedienti extra musicali, che poi si limitavano a creare atmosfere timbriche, sonore e strumentali principalmente con il fine di stupire l’ascoltatore. Fuga non rifiuta totalmente le nuove correnti musicali, ma ne vuole contestare gli aspetti effimeri: ha scritto sulla musica, in cui nulla è “da capire”, che ci si può affidare solo al gusto e alla sensibilità. Sentendosi parte della tradizione, le sue radici e il suo riferimento, non accetta una rottura con il passato che avrebbe portato al caos. Questo chiarisce la sua incrollabile fiducia nelle possibilità del sistema tonale. Grazie alla fiducia nei mezzi musicali tradizionali e una ricerca interiore di ispirazione sincera, ha scritto musiche eccellenti e veramente ispirate con il linguaggio e lo spirito che si credeva avessero già esaurito la propria funzione e le proprie possibilità.

Il “Concertino per tromba e archi” è una breve composizione in tre movimenti distinti, della durata di circa 20 minuti. Le indicazioni espressive sono una bella sintesi del carattere e dello stile neoclassico del compositore, che caratterizza principalmente questo concerto con le richieste all’esecutore “con grazia”, “leggero”, “espressivo” e “dolce”.

È da eseguirsi con la tromba in do. I movimenti sono:

  • I Allegretto Vivace, prevalentemente staccato, in tempo binario e un movimento per battuta;
  • II Aria. Andante Lento, caratterizzato dal legato e da frequente emiolia che cambia la percezione del tempo in ¾ in un tempo binario. Ha una sezione dove viene introdotta la sordina;
  • III Canzone. Assai Mosso e Leggero, totalmente da eseguirsi con sordina e in tempo con suddivisione ternaria.

Enzo Morandini (1924 – 2007)

Morandini nasce il 7 ottobre a Sustinente, nel mantovano e inizia a suonare la tromba nella banda del suo paese. Chiamato alle armi alla fine del 1943, dopo una settimana viene catturato dai tedeschi e fatto prigioniero di guerra. È quindi deportato ad Amburgo dove passerà un anno difficile.

Tornato in Italia studia al Conservatorio di Bologna e conclude gli studi sotto la guida del maestro Enrico Arisi nel 1945. Si diploma col massimo dei voti e sempre nel 1945 vince il premio Oreste Masi come miglior allievo del Conservatorio.

Durante la sua carriera suona in varie orchestre sinfoniche, finché nel 1953 non vince il concorso di prima tromba nell’orchestra dell’ente lirico di Cagliari. Qui suona anche da solista e sotto la direzione di prestigiosi direttori d’orchestra come Sergiu Celibidache, Herbert Albert e Lorin Maazel ricoprendo il ruolo fino al 1970.

Sempre a Cagliari diventa docente della classe di tromba al Conservatorio Pierluigi da Palestrina e sarà un insegnante molto prolifico diplomando numerosissimi trombettisti dell’isola, fino all’anno in cui si è ritirato nel 1993.
Mi pare importante segnalare che grazie alla sua disponibilità musicale e apertura mentale, nel 1979 avrà come allievo Paolo Fresu il quale lo ricorderà numerose volte nelle sue interviste e con concerti, ad esempio nel concerto dal titolo: “Concerto disegnato (Omaggio al maestro Morandini) il 19 dicembre 2014, organizzato al teatro Monicelli di Ostiglia, vicino al paese natale del maestro.

Parallelamente all’insegnamento compone e arrangia brani per diverse formazioni musicali, fra cui il Lento da me presentato, composto per tromba in si-bemolle e pianoforte. È stato composto fra il 1960 e il 1969, pubblicato dalla casa editrice Ortipe e disponibile nella nostra biblioteca.
È caratterizzato da un andamento Maestoso o Lento e un vario cromatismo in tutto il suo sviluppo. Si muove interamente nell’andamento di tempo binario, toccando 2/4 e 3/4. Eccetto un piccolo inciso in crescendo in cui l’andamento concitato delle terzine la fa da padrone, è ritmicamente regolare.

Franco Margola (1908 – 1992)

“Trascorsi la vita di fanciullo come tutti i bambini di questo mondo giocando coi birilli e colle bambole. A dodici anni andavo sulla bicicletta di Giacinta che si arrabbiava moltissimo, poi studiai musica e divenni press’a poco un grande uomo. I grandi uomini
aspirano per consuetudine alla gloria, all’immortalità. Vorrebbero essere tutti incoronati in Campidoglio; ci tengono a far presto.
Anch’io qualche volta mi sforzo a desiderare queste cose, ma si vede che, in fondo, non ci credo, non riesco a prenderle sul serio e finisco per riderci sopra. Non mi interessa neppure quello che si dice alle mie spalle, e mi preoccupo soltanto di imbrattare più carta che posso. Così ho scritto: sinfonie, sonate, quartetti, concerti e un’opera teatrale. Sono i miei figliolini e li amo.”

Margola Franco. `Franco Margola il compositore’, in: Arcobaleno, Cagliari, 16-05-1948

Nasce ad Orzinuovi, il 30 ottobre, nella provincia di Brescia dove inizia lo studio del violino, del piano complementare e dell’armonia e contrappunto presso l’Istituto musicale Venturi. Concluso il periodo di preparazione musicale bresciana, diplomato in violino nel 1926, dal 1927 approfondisce lo studio della composizione al conservatorio di Parma con Guido Guerrini, poi Carlo Jachino e infine sotto la guida di Achille Longo, col quale conclude gli studi conseguendo il diploma nel 1933.

Nello stesso 1933 incontra per la prima volta Alfredo Casella. Questo incontro avrà una grande influenza per lo stile del compositore stimolandolo all’apertura verso nuovi orizzonti. Compone quindi il trio in la (1934-1935) per il Trio Italiano, composto dallo stesso Casella, Arturo Bonucci e Alberto Poltronieri. L’esecuzione del pezzo procura all’autore il Premio Rispoli di Napoli e in seguito lo stesso pezzo rappresenterà, insieme a pochi altri brani, la musica moderna del nostro paese al IV Fstival internazionale di Venezia nel 1936.

Contemporaneamente porta avanti studi sulla storia delle religioni, letteratura classica, filosofia e pittura, tracce visibili nella sua vasta opera compositiva. La sua produzione conta infatti di ben 814 brani, secondo la raccolta a cura di Ottavio de Carli nel “Catalogo delle opere di Franco Margola”.

La sua composizione spazia un po’ in tutti i generi musicali, dal concerto per strumento solista alla sinfonia, composizioni per fini didattici nei conservatori (sopratutto nell’ultimo periodo di vita, sia per le classi di composizione che per quelle di strumento) che composizioni per interpreti affermati. Sembra che il compositore si allenasse ogni giorno a comporre e questo ha contribuito ad una produzione cosi vasta.

Così durante la sua vita passata come docente di composizione, armonia e contrappunto o direttore di conservatorio in tutta Italia (Messina 1939, Cagliari 1941-48 e 1960, Parma 1949; Bologna 1950-52, Milano 1952-57, Accademia di S. Cecilia di Roma 1957-59, Parma 1963-75), e un breve periodo di deportazione[i] in Germania, mi pare doveroso citare il rapporto con il nostro conservatorio.

Venne per la prima volta chiamato a insegnare per chiara fama nel 1941 per ricoprire la cattedra di composizione, nonostante l’assenza durante il periodo di deportazione e altri impegni, mantiene il ruolo per 8 anni. Nel 1960 è di nuovo a Cagliari, dove ricopre il ruolo di direttore del conservatorio dopo averne vinto il rispettivo concorso. Fa parte di questo periodo la composizione dell’opera teatrale Il mito di Caino, su versi di Eodardo Ziletti che riscuotendo un discreto successo lo spinge a comporre una seconda opera.  Purtroppo durante un suo viaggio per la Sardegna la nave che trasportava i bagagli e oggetti personali del compositore affondò, portando con sé la sua seconda opera, il Titone, sempre su versi di Ziletti.

Tornando alle sue composizioni una delle sue più famose è Concerto in DO# min. op. 30 FM 73 (1943) per pianoforte e orchestra, dedicato ad Arturo Benedetti Michelangeli, e importante da citare sono i Kinderkonzert sempre per pianoforte.
Per rispetto verso il suo rapporto con la Sardegna cito il Concerto di Oschiri per orchestra e due pianoforti concertanti (1950) (nota: il luogo è il luogo dove il compositore ha tratto ispirazione, non è una dedica diretta, descrittiva del luogo) per due pianoforti che il compositore considerava una fra le sue opere più importanti, mostra una tessitura densamente cromatica piena di ambiguità tonali.
Ultimo cito la Sinfonia delle isole per orchestra d’archi, composta tra Messina e Cagliari tra il 1940 e il 1946.

La maggior parte parte delle opere sono composte per grandi interpreti (come Michelangeli oppure il“Trio italiano”), oppure sono opere nate dallo stretto contatto con gli interpreti nelle singole Scuole di Conservatorio, nei quali ha prestato il suo insegnamento, sopratutto nell’ultima fase compositiva della sua vita, caratterizzata da una mole di composizioni per chitarra e un distacco stilistico dal contesto storico e musicale. È importante sottolineare che il concerto da me presentato appartiene all’ultimo periodo compositivo ed è stato composto per la Scuola di Tromba e Trombone di Renzo Robuschi (1911‐1988) (docente al conservatorio di Parma dal 1954 al 1979). Questo distacco può essere uno dei motivi cardine per cui le sue opere degli ultimi anni non hanno avuto un tale successo come quelle del primo periodo, e spiegherebbe anche perché il concerto da me presentato non sia frequentemente eseguito attualmente.

In particolare scrive il Giornale di Brescia nel marzo 1979 sul concerto per tromba, archi e percussioni: “sul filo di una brillante tematica, secondo il gusto e lo stile che caratterizzano classicamente l’arte compositiva margoliana, porta a piacevole svolgimento un insieme di elementi musicali (raffinatezza delle armonie, spiccati tagli ritmici, eleganza dei timbri orchestrali)

Il pezzo è disponibile in commercio solo nella sua riduzione per tromba e pianoforte, mentre le parti degli archi e delle percussioni sono disponibili solo a noleggio.

Il “Concerto per tromba archi e percussione” dura poco più di 10 minuti ed è da eseguirsi con la tromba in do.
È caratterizzato da numerosi cambi di tempo, i quali si susseguono senza soluzione di continuità. Presentano dei caratteri ben distinti che tendenzialmente si ripetono nei momenti in cui il rispettivo andamento metronomico si presenta di nuovo nel concerto, finché questo dualismo non diventa più sfumato. I tempi di allegro sono in suddivisione ternaria e i tempi adagio in suddivisione binaria.

  • Allegro Vivo, in tempi con suddivisione ternaria, caratterizzato da un tema movimentato e staccato;
  • Adagio, in tempo di suddivione binaria, dai colori più calmi e introspettivi;
  • Tempo I in 6/8 e 9/8;
  • Adagio, questa volta appare una piccola parte con sordina. Il tempo è a suddivisione binario ma i giochi di terzine durante il 4/4 alternati a crome, crome puntate e semicrome inseriscono una nuova ambiguità ritmica e anticipano il successivo Allegro;
  • Allegro Deciso, più energico e movimentato. È in 6/8 eccetto le ultime battute dove torna il tempo a suddivisione binaria che porta all’ultimo adagio;
  • Adagio, il penultimo tempo del concerto, sempre in tempo a suddivisione binaria, presenta numerose sincopi in evidenza nella sua seconda parte;
  • Allegro, Tempo I. L’ultimo tempo riprende il tema e il carattere originali e porta alla conclusione del concerto.

Conclusioni

Con questo sintetico lavoro spero di aver dato degli spunti di ricerca e di riflessione su questi autori e spero che i miei colleghi nel futuro possano apprezzare queste composizioni nostrane, ed eseguirle in pubblico o per motivi didattici.

L’ampia bibliografia fornita, ordinata secondo gli autori (nonostante all’interno delle fonti più ampie sia possibile ritrovare riferimenti di ben più ampio respiro sia su Fuga che su Margola), contiene numerosi spunti per ricerche future per chiunque abbia bisogno di inquadrare storicamente questi compositori e per chi avesse bisogno di inquadrarne lo stile per questioni esecutive e interpretative.

Fonti Bibliografiche

Fuga Sandro:

  • Mioli, Piero (2018). L’opera italiana del Novecento. Milano: Manzoni
  • Bayou, Andrea (2014). Lino Liviabella, partendo dal cuore. Tricase: Youcanprint
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  • Fuga, Sandro (1965). Lettera ai giovani compositori. Torino: stampa Cane & Durando
  • Fuga, Sandro. Sandro Fuga. Milano: Michelangeli (2006) “CD-ROM”
  • Tortorelli, M., Milani A., Fuga G. SANDRO FUGA (1906-1994) Violin Sonatas. Torino: Naxos Records (2013) “CD-ROM”
  • Carlatti, Sandro. Moreschini, Cesare A.(ed.) (1960). <<La musica>> S. Carletti: Studi Romani. Roma: Vol. 8, Fasc. 4,  (Jul 1, 1960): 483.
  • Maurizi, Paola (2004). Quattordici interviste sul nuovo teatro musicale in Italia: con un elenco cronologico delle opere (1950-1980). Perugia: Morlacchi
  • Gran Enciclopedia de la Música Clásica, vol. II, pag. 468. (2007) Barcellona: Ediciones Culturales Internacionales
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  • https://www.naxos.com/mainsite/blurbs_reviews.asp?item_code=8.573142&catNum=573142&filetype=About%20this%20Recording&language=Italian consultato in data 11-02-2020
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Morandini Enzo

Margola Franco

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  • De Carli, Ottavio (1993). Franco Margola (1908-1992). Catalogo delle opere. Brescia: Fondazione Civiltà bresciana
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  • Amore, Adriano (2011). Adriano  Amore  La Letteratura Italiana per Clarinetto. Frasso Telesino: Adriano Amore
  • Boroni, Carla (2020). Figure bresciane nella cultura e nella letteratura tra Otto e Novecento. Sestri Levante: Oltre
  • http://www.treccani.it/enciclopedia/franco-margola_(Dizionario-Biografico)/  consultato in data 18-02-2020
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  • Marchi, Davide (). Franco Margola e la seduzione dell’arché. Verona: Università degli Studi di Verona