Interferenze linguistiche tra italiano e inglese: prestiti e calchi

© Francesca Pitzalis

Indice

  1. Introduzione
  2. Contatto linguistico e interferenza
    • Definizioni generali
    • La struttura come fattore determinante dell’interferenza
    • Contesto socioculturale del contatto linguistico
    • Motivazione dei fenomeni d’interferenza
    • Meccanismi di interferenza lessicale
    • Forme diverse d’interferenza
  3. Fenomeni di prestito
    • Natura e condizioni del prestito
    • Acclimatamento e integrazione dei prestiti
    • Neutralizzazione e polarizzazione
      • Struttura lessicale e prestito
      • Neutralizzazione
      • Polarizzazione
    • Tipi di prestiti
    • Prestiti lessicali integrali
    • Prestiti apparenti
      • Falsi prestiti
      • Prestiti decurtati
      • Appellativi da nomi propri
      • Appellativi da toponimi stranieri
      • Falsi esotismi
    • Prestiti camuffati
      • Prestiti di ritorno
      • Prestito o calco semantico?
      • Prestito o calco strutturale?
      • Semantica del prestito
  4. Fenomeni di calco
    • Definizione e classificazione dei calchi
    • Calchi strutturali
      • Calchi strutturali di composizione
      • Calchi strutturali di derivazione
    • Calchi sintagmatici e sintematici
    • Calchi semantici
  5. Prime osservazioni
  6. Bibliografia

1. Introduzione

Il presente lavoro, si inserisce nell’ambito degli studi di linguistica storica e di  sociolinguistica, e ha lo scopo di delineare un quadro parziale degli studi sul contatto linguistico, con particolare riguardo ai fenomeni d’interferenza,  generalmente classificati come “calchi” e “prestiti”.  

Tra le molteplici fonti sull’argomento ne sono state selezionate alcune tra le più  significative, a partire dagli studi del fondatore della linguistica del contatto, Uriel  Weinreich (1953), Language in contact, nella versione tradotta da Giorgio  Raimondo Cardona (1974). Sempre nell’ambito degli studi teorici sul contatto, si è  fatto riferimento alle mirabili ricerche del linguista italiano Roberto Gusmani  (1986; 1987), e ai più recenti studi di Yaron Matras (2009).  

Per quanto concerne alcuni studi di tipo applicativo, riguardanti l’interferenza tra  inglese e italiano, sono stati selezionati gli studi di Ivan Klajn (1972) e Raffaella  Bombi (2009).  

Per quanto concerne gli aspetti terminologici (metalinguistici), sono state utilizzate  le seguenti fonti lessicografiche e bibliografiche: Beccaria (1994) e la principale  rivista bibliografica di linguistica denominata “Linguistic Bibliography”. 

L’elaborato è articolato in cinque capitoli:

  1. Il primo è dedicato a una breve  introduzione.
  2. Nel secondo vengono descritti alcuni aspetti riguardanti il contatto  linguistico e l’interferenza (es.: fattori strutturali, contesto socioculturale, ecc.).
  3. Il  terzo capitolo è dedicato alla natura e alle condizioni del prestito; fornisce inoltre  un quadro dettagliato dei fenomeni di prestito.
  4. Il quarto capitolo affronta la  questione più complessa dei fenomeni di calco.
  5. Infine, nel quinto capitolo sono  riportate alcune prime osservazioni. 

2. Contatto linguistico e interferenza

2.1 Definizioni generali

Con il termine contatto linguistico si designa la situazione di contemporanea  presenza, all’interno di uno stesso territorio o di una stessa comunità linguistica, di  codici linguistici diversi; si può tuttavia parlare di contatto linguistico anche nel  caso di codici linguistici diversi presenti in aree o in comunità linguistiche  adiacenti. In entrambi i casi si verificheranno comunque episodi di interferenza, la  quale, nella sua accezione più ampia, indica tutti i fenomeni in cui una lingua A  utilizza fatti fonologici, morfologici, sintattici e lessicali di una lingua B: ciò può  avvenire per cause diverse (principalmente per prestigio culturale) e dà luogo a  prestiti e calchi. Si pensi ad esempio al contatto avvenuto nei secoli passati tra  italiano e francese (che ha portato all’ingresso di francesismi come allarmare,  arruolare, baionetta, barricata, bignè, cabaret, caffettiera, carabiniere, cavaliere,  conte, contea, corazziere, gendarme, manierismo, marchese, persiana, saggio,  sofà, tappezzare) e a quello più recente tra inglese e italiano (che ha portato  all’ingresso di anglicismi come call center, cult, dark, flop, mobbing, punk, stand by, ticket).  

Roberto Gusmani1(1987: 87) nell’articolo intitolato Interlinguistica, ne fornisce  una definizione specificando che «con “interlinguistica” intendiamo quel settore  della linguistica che studia le condizioni in cui si determina il contatto fra lingue e  gli effetti che ne scaturiscono» e analizza la natura stessa dei contatti interlinguistici 

chiarendo che le lingue si attualizzano solo attraverso l’uso che alcuni parlanti ne  fanno e lo studioso sottolinea l’eccezionalità dell’unilinguismo poiché in genere gli  individui sono, per necessità o libera scelta, plurilingui.  Secondo Gusmani (1987: 88), tale manifestazione del contatto tra lingue prende il  nome di interferenza, la quale si può avere sia nella lingua primaria (in genere  quella materna) che in quella secondaria; in entrambi i casi il fenomeno consiste

nell’imitazione di un modello linguistico in un contesto diverso da quello di  appartenenza: si parlerà quindi di lingua-modello a proposito della lingua che  esercita l’interferenza (per esempio l’inglese o il greco) attraverso il proprio  influsso e di lingua-replica a proposito di quella che ne subisce gli effetti (italiano  e latino).  

Il fenomeno d’interferenza avviene nella “competenza” del singolo individuo,  definita da Gusmani come il «patrimonio di capacità linguistiche acquisite  attraverso i rapporti con altri parlanti», che si manifesta nell’esecuzione del singolo  messaggio e che potrebbe produrre un’alterazione stabile della lingua-replica.  

Prima di Gusmani, anche Weinreich2aveva affrontato il problema del contatto  linguistico e dell’interferenza.  

Per Weinreich (1974: 3) due lingue si diranno in contatto se usate alternativamente  dalle stesse persone; il luogo del contatto è quindi costituito dagli individui, che  sono detti bilingui nel caso in cui pratichino l’uso alternativo di due lingue  (plurilingui nel caso di tre o più lingue). L’autore, fornisce la seguente definizione  di interferenza «indicheremo con il nome di fenomeni di interferenza quegli esempi  di deviazione dalle norme dell’una e dell’altra lingua che compaiono nel discorso  dei bilingui come risultato della loro familiarità con più di una lingua, cioè come  risultato di un contatto linguistico.» 

Il termine interferenza implica la risistemazione delle strutture derivanti  dall’introduzione di elementi stranieri negli ambiti della lingua strutturati in modo  più complesso, ad esempio nella maggior parte degli ambiti della fonetica, della  morfologia e della sintassi. Nei settori meno strutturati, come il lessico e alcuni  settori della sintassi, si parla più propriamente di ‘prestito’ in riferimento alla  trasposizione di un elemento in quanto tale: anche in questo caso si può, tuttavia, incorrere in fenomeni di interferenza, poiché oltre ai prestiti (per esempio mass  media, film, prestiti dall’inglese), il lessico di una lingua può essere interessato  anche da fenomeni di calco (fuorilegge, sottotitolo calchi dall’inglese outlaw e subtitle).

L’interferenza linguistica deve essere sempre vista come conseguenza del contatto  linguistico tra due o più lingue; nei prossimi paragrafi e nei successivi capitoli  verranno descritti i principali fenomeni di interferenza, le motivazioni e i contesti  che portano alla sua produzione.

2.2 La struttura come fattore determinante dell’interferenza 

Secondo Weinreich (1974: 9), nell’interferenza linguistica, il problema di maggiore  interesse deriva dall’interazione di fatti strutturali e non strutturali che agevola o  impedisce tale fenomeno. 

I fattori strutturali nascono dall’organizzazione delle forme linguistiche in un  sistema definito, diverso per ogni lingua e indipendente dall’esperienza e dal  comportamento del parlante.  

I fattori non strutturali derivano dal contatto del sistema linguistico con l’esterno,  dalla conoscenza che i parlanti hanno della propria lingua e delle altre lingue, dal  valore che il sistema linguistico assume per i parlanti e dalle emozioni che esso può  evocare: si tratta quindi di fattori socioculturali.  

Nell’interferenza lessicale il parlante bilingue si trova di fronte ad una scelta tra  meccanismi determinati appunto da ragioni strutturali e non strutturali.  

I fenomeni di interferenza sono considerati come il risultato di due forze opposte:  fattori che favoriscono l’interferenza e fattori che la sfavoriscono; entrambi possono  essere strutturali o non strutturali (definiti anche extralinguistici).

Forme di interferenza  lessicale Aspetti strutturali che  favoriscono l’interferenzaAspetti strutturali che  sfavoriscono l’interferenza
Interferenza lessicale in sé e  per sé (prestiti e calchi)  Punti deboli strutturali nel  vocabolario riceventeEsistenza di un vocabolario  adeguato 
Trasferimento diretto di  parole (no estensioni  semantiche): mouseForma congeniale della  parola; possibilità di  polisemia Forma di parola non  congeniale; omonimia  potenziale
Adattamento fonologico di  parole affini (italiano bistecca  sull’inglese beef-steak e l’it.  toeletta sul francese toilette).Economia di una singola  forma 
Conservazione specializzata  di una parola ‘indigena’ dopo  il prestito di una parola  equivalente (francese chose,  conservato e distinto da  cause)Nessuna confusione nei  semantemiEliminazione di termini  superflui
Forme di interferenza  lessicale Aspetti extralinguistici che  favoriscono l’interferenza Aspetti extralinguistici che  sfavoriscono l’interferenza 
Interferenza lessicale in sé e  per sé (prestiti e calchi)Insufficienza lessicale nei  riguardi delle innovazioni;  dimenticanza di parole non  frequenti; necessità di  sinonimi; prestigio della  lingua di origine; effetti  stilistici della mescolanza Forma congeniale della  parola; possibilità di  polisemia Fedeltà alla lingua ricevente 
Trasferimento diretto di  parole (no estensioni  semantiche): mouse, baby sitter  Bilinguismo degli  interlocutori Fedeltà alla lingua ricevente
Adattamento fonologico di  parole affini (italiano bistecca  sull’inglese beef-steak e l’it.  toeletta sul francese toilette)Fedeltà alla lingua ricevente
Conservazione specializzata  di una parola ‘indigena’ dopo  il prestito di una parola  equivalente (francese chose,  conservato e distinto da  cause).

Come si evince dalla tabella, certe forme di interferenza sono favorite o impedite  dalle concrete differenze strutturali tra le lingue ma ci si trova anche davanti alla  difficoltà di stabilire, sulla base di dati strettamente linguistici, in che modo una  lingua influisca su un’altra, cioè della misura in cui si manifesta l’interferenza di  ciascun tipo strutturalmente determinato. In quasi ogni forma di interferenza si ha  un’influenza di fattori esterni alle strutture delle lingue che facilitano o inibiscono  lo sviluppo di quel tipo di interferenza.  

La terza colonna della tabella mostra che i fattori extralinguistici comprendono i  tratti individuali dei parlanti bilingui, le circostanze della situazione linguistica,  come il coinvolgimento emotivo, e il contesto socioculturale in cui avviene il  contatto linguistico, di cui parte fondamentale sono il valore sociale, il purismo e la  durata del contatto.  

È importante osservare che, da un punto di vista strutturale, è necessario prevedere  un fenomeno di interferenza in entrambe le lingue prese in esame; in caso contrario  (se cioè l’interferenza si attua solo in una delle due lingue) sono i fattori  extralinguistici ad essere decisivi.

2.3 Contesto socioculturale del contatto linguistico

È importante chiarire che non tutte le forme potenziali di interferenza si realizzano  effettivamente: infatti gli effetti di tali fenomeni sul modo di parlare di una persona  variano in base a più fattori, alcuni dei quali sono definiti extralinguistici, in quanto  stanno al di fuori delle differenze strutturali tra le lingue; sarà quindi possibile  delineare un quadro completo dei fenomeni di interferenza soltanto prendendo in  considerazione anche i fattori extralinguistici.  

Alcuni degli elementi non strutturali interessano il tipo di rapporto che il parlante  instaura con la lingua-modello, come:  

  • la facilità di espressione del parlante e la sua capacità di tenere separate  lingua-replica e lingua-modello;
  • la padronanza che il parlante possiede di entrambe le lingue; – la specializzazione dell’uso di una o dell’altra lingua in base al contesto di  utilizzo, all’argomento e agli interlocutori; 
  • il modo di apprendere ciascuna lingua;
  • l’atteggiamento che il parlante assume nei confronti della lingua: può essere  peculiare al soggetto o frutto di stereotipi. 

I fattori extralinguistici non sono, però, relativi al parlante bilingue nella sua  singolarità. Infatti, l’influsso dei fenomeni di interferenza può essere maggiore se il  contatto avviene tra gruppi di bilingui: tra i fattori sopracitati ve ne sono alcuni che  sono caratteristici anche del gruppo nella sua totalità. Vi sono però ulteriori  caratteristiche che afferiscono al gruppo bilingue: 

  • entità, omogeneità o differenziazione socioculturale del gruppo;  frazionamento in sottogruppi; fatti demografici; rapporti sociali e politici; – prevalenza di bilingui con determinate caratteristiche verbali all’interno dei  gruppi;
  • stereotipi verso la lingua-modello; 
  • condizione indigena o immigrata delle lingue prese in esame; – atteggiamenti verso la cultura di ciascuna comunità linguistica; – atteggiamenti verso il bilinguismo stesso; 
  • tolleranza o intolleranza nei confronti del contatto tra lingue – tolleranza o intolleranza all’interno di ciascuna lingua nei confronti del  parlante scorretto; 
  • rapporto tra il gruppo bilingue e ciascuna delle due comunità linguistiche,  in cui esso costituisce comunque un elemento marginale.  

Si può quindi chiaramente notare quanto l’interferenza sia determinata dalla  struttura delle due lingue in contatto e quanto da fattori non linguistici dovuti al  contesto socioculturale in cui avviene il contatto. La misura, la direzione e la natura  dell’interferenza si possono spiegare ancora più a fondo studiando il  comportamento linguistico dei parlanti bilingui, condizionato dalle relazioni sociali  della comunità a cui essi appartengono.  

Il discorso si può semplificare prendendo come esempio il contatto linguistico tra  inglese e italiano: negli ultimi anni, soprattutto con l’affinarsi delle tecnologie e il  numero sempre crescente di viaggi, il rapporto tra le due lingue si è consolidato  maggiormente dando vita a fenomeni di interferenza linguistica come prestiti e  calchi; ciò è sicuramente dovuto al prestigio che il parlante e il gruppo a cui esso  appartiene attribuiscono a questa lingua e alla conseguente apertura che avviene 
verso la lingua straniera. Se l’inglese oggi, o il francese nel 1700 non avessero  ricoperto un ruolo tanto importante, non vi sarebbe nella lingua italiana un così alto  numero di lessico proveniente da lingue straniere (equipe, gaffe, avances,  défaillance, bouquet, bon ton, cottage, comfort, handicap, hockey, killer, lord,  privacy, self-service, staff, tunnel, wafer) ed entrato a far parte del linguaggio  quotidiano della nostra comunità. 

2.4 Motivazione dei fenomeni di interferenza

Gusmani (1987: 93) afferma che le cause che portano a fenomeni di interferenza  non sono definite in modo deterministico ma scaturiscono da fattori inerenti alla  libera attività umana e che condizionano l’atto linguistico.  

Tra questi fattori vi è l’esigenza di designare realtà nuove e per farlo è necessario  fare riferimento ad un repertorio linguistico diverso, soprattutto nel caso in cui il  proprio non soddisfi tale richiesta.  

Nei casi in cui la causa non sia dovuta a delle lacune nel repertorio linguistico della  lingua-replica, i fattori che determinano l’interferenza si configurano come un  influsso culturale, tecnico, sociale che la lingua-modello esercita nei confronti della  ricevente. Soprattutto il prestigio di cui gode una data lingua (come l’inglese)  determina non solo la proliferazione delle interferenze e dei suoi esiti, ma anche la  loro diffusione a tutta la cerchia dei parlanti.  

Talvolta, una delle motivazioni che ha portato all’interferenza è stata la necessità di  evitare ambiguità, nel caso di omofonia tra termini: pensiamo alla necessità di  differenziare il sostantivo ‘guerra’ < lat. bellum dall’aggettivo ‘bello’ < lat. tardo  bellus che ha portato ad un prestito dal germanico *werra.  

Vi sono casi in cui è l’espressività di una certa lingua a facilitare fenomeni di  interferenza (ad esempio gli anglicismi boom, shock o il tedesco blitz) e altri in cui  è proprio la vacuità espressiva a favorirli.  

Infine, non è trascurabile il ruolo esercitato dalla moda esterofila nel promuovere  neologismi (negli ultimi anni in misura maggiore nell’ambito economico e  informatico, si vedano ad esempio i termini business, business-man, leader, mouse, social network, internet) e dall’estensione del plurilinguismo ad una sempre più  ampia fetta di parlanti, che moltiplica le occasioni di interferenza.

2.5 Meccanismi di interferenza lessicale 

Weinreich (1974: 68) analizza inoltre i vari meccanismi di interferenza lessicale,  poiché vi sono diversi modi in cui un repertorio lessicale può interferire con un  altro; nel farlo, effettua una distinzione tra parole semplici e parole composte e  sintagmi.  

Nel caso di elementi lessicali semplici, quindi non composti, individua tre tipi di  interferenze: 

  • il tipo più comune è il trasferimento diretto della parola da una lingua all’altra (ingl. relax);
  • altro tipo principale comporta l’estensione dell’uso di una parola originaria della  lingua-replica in conformità della lingua-modello: in questo caso si parla anche di  prestito semantico, come nel caso dell’it. barile che nel senso di “misura di volume  del petrolio” rende l’ingl. barrel
  • un tipo di interferenza lessicale moderata si ha, invece, quando l’espressione di un  segno viene cambiata sul modello di una parola affine presente nell’altra lingua,  senza effetto sul contenuto (come nel caso dell’italiano toeletta su francese toilette).  Anche nel caso di parole composte e sintagmi Weinreich (1974: 72) sono possibili  tre tipi di interferenza:
  • possono essere trasferiti tutti gli elementi in forma analizzata quando gli elementi  di un composto o di un sintagma vengono adattati a modelli di parola della lingua  ricevente (it. centromediano sull’inglese centre-half, it. pallamano sull’inglese  hand-ball): in questo caso si parla di calchi;
  • possono essere riprodotti tutti gli elementi per mezzo di estensioni semantiche in  quanto la riproduzione per mezzo di parole indigene equivalenti può essere ottenuta  per composti, sintagmi e perfino unità più estese come i proverbi (per esempio  l’italiano “perdere l’autobus/il treno” nel senso di «lasciarsi sfuggire un’occasione  decisiva» è modellata sull’espressione inglese to miss the bus e costituisce  un’estensione semantica della frase che, in linea generale, ha tutt’altro significato);
  • possono essere trasferiti alcuni elementi e altri venire riprodotti: tali composti  vengono definiti ibridi (eterosessuale è composto dal prefissoide greco etero «altro,  diverso» + sessuale; lo stesso vale per omosessuale, composto dal prefissoide greco omo «uguale, simile» + sessuale).

2.6 Forme diverse di interferenza

Possiamo distinguere tra forme di interferenza occasionale e forme di interferenza  abituale.  

Nel primo caso troviamo il cosiddetto code-switching, definito da Gusmani (1987:  89) come «il passaggio involontario da un codice linguistico ad un altro nel corso  dell’esecuzione di un messaggio»; nel 2009, Yaron Matras3(2009: 101) lo definisce  in questo modo «the term that is normally applied to the alternation of languages  within a conversation»4, riprendendo la definizione fornita da Gusmani ma  introducendo anche una variazione attraverso il termine codemixing. Matras spiega  infatti che alcuni autori utilizzano il termine “codemixing” in riferimento alla  combinazione di linguaggi all’interno della frase o dell’enunciato, riservando il  termine “codeswitching” all’alternanza dei linguaggi tra frasi o discorsi (switching  inter-frasale); altri, invece, utilizzano il termine “codemixing” per connotare le  strutture che sono il prodotto della combinazione di linguaggi e che non compaiono  nei discorsi dei monolingui o come termine di copertura per vari tipi di fenomeni  di combinazione di linguaggio. Lo stesso Matras afferma che, in assenza di un  consenso generale, nella sua opera utilizzerà i due termini indifferentemente. Chiarisce, però, che viene comunemente fatta una distinzione tra alternational  codeswitching cioè l’alternanza di linguaggi tra frasi e discorsi (come può avvenire  nel caso di un individuo sardo, il quale in un contesto formale utilizza in linea  generale la lingua italiana, per esempio ad una lezione universitaria, ad un convegno  o in un discorso ufficiale, mentre utilizza il sardo o combina italiano e sardo in un  discorso informale, per esempio con i propri familiari o amici) e insertional

codeswitching cioè l’inserzione di una parola o di una frase all’interno di una frase  o di un discorso: anche in questo caso, si può prendere come esempio un parlante  sardo, il quale comincia un discorso o una frase in italiano ma vi inserisce nel mezzo  qualche termine sardo, o perché il termine in lingua sarda esplica meglio il concetto  o perché non conosce il relativo termine in italiano.  

Passando ai fenomeni di interferenza abituali, Gusmani (1987: 88) distingue tra i  casi in cui l’imitazione da parte della lingua replica riguarda la sua “forma interna”, cioè la struttura o articolazione semantica del segno e quelli in cui l’imitazione  coinvolge anche la “forma esteriore”, cioè il significante. Nel primo caso si parla di  calco (il termine italiano trovare nel senso di «avere l’impressione», calco  semantico dell’inglese to find), nel secondo di prestito (trolley). 

Lo stesso Gusmani (1986: 9), in Saggi sull’interferenza linguistica ammette che vi  sia una mancata definizione in termini rigorosi del prestito linguistico e un’assenza  di univocità sulla terminologia da utilizzare; infatti, nonostante vi sia un accordo  generale su cosa intendere con il termine prestito, vi sono ancora notevoli  divergenze nella valutazione di singoli casi. In linea generale, lo studioso afferma  che « a rigore dovremmo chiamare prestito qualsiasi fenomeno d’interferenza,  connesso cioè col contatto e col reciproco influsso di lingue diverse, ove per  ‘lingue’ si dovrebbero intendere non solo quelle letterarie, nazionali e così via ma  anche quelle individuali, proprie di ciascun parlante. (…) e quindi, a ben guardare,  tutto il patrimonio di cui si compone una lingua individuale è dovuto a prestito, in  quanto è stato appreso attraverso l’imitazione di un’altra lingua individuale (quella  dei genitori, dei compagni di giochi, ecc.).» 

Il Beccaria (1994: 318), invece, nel fornire una definizione di prestito rimanda alla  parola “adattamento”, utilizzata dal punto di vista dell’analisi dei fenomeni di  contatto linguistico per indicare uno degli aspetti del prestito linguistico, il  forestierismo, definito come «parola straniera, utilizzata in una lingua diversa da  quella di origine. In questo caso si parla in genere di prestito».  Il forestierismo si riferisce generalmente alle lingue moderne e, solo più raramente,  al latino e al greco (nonostante molti prestiti dalle lingue moderne ripropongano  lessico di matrice classica, come nel caso della parola mass media); di fronte ad  esso esistono due differenti atteggiamenti da parte dei parlanti: chi cataloga e classifica secondo criteri scientifici le modalità d’ingresso dei termini stranieri  (distinguendoli tra prestiti e calchi) e chi vi oppone una reazione di tipo puristico. Matras (2009: 146) fornisce la seguente definizione di prestito5:

One of the outcomes of language contact is a change in the structural inventory of  at least one of the languages involved, and sometimes both. This is often viewed  as a kind of import of a structure or form from one language system into another.  The process is best known as ‘borrowing’; items affected by it are called  ‘borrowings’, ‘loans’, or ‘transfers’, and the languages involved are frequently  labelled, according to their roles, ‘donor’ and ‘recipient’.

Il prestito è quindi il prodotto di un’imitazione che non fornisce alcun tipo di  apporto ulteriore alla lingua-replica in quanto riproduce sia il significato che il  significante del modello, sebbene ciò avvenga in alcuni casi con adattamenti alle  strutture della lingua replica (it. sciuscià dall’ingl. shoeshine).  

Nel calco, invece, si ricorre a parole originarie della lingua-replica che vengono  però modellate su un termine alloglotto per quanto riguarda struttura e articolazione  semantica (it. centravanti sull’ingl. centre forward). La forma meno palese  d’interferenza è quella che incide esclusivamente sul significato, come nel caso del  calco semantico, poiché vi è affiancamento di un significato secondario accanto a  quello primario comune sia alla lingua-replica che a quella modello (lat. aedificare “costruire”, prende nel linguaggio biblico anche il significato di “edificare  moralmente”).  Prestiti e calchi sono dunque fenomeni diversi di interferenza che possono  manifestarsi all’interno di uno stesso contatto interlinguistico ma vi sono delle  circostanze che permettono di capire quando ci si trova di fronte all’uno o all’altro  fenomeno. Infatti, perché si compia un prestito è sufficiente un grado molto  modesto di bilinguismo (si pensi ai termini esotici introdotti nella nostra lingua in  seguito alla colonizzazione, come nel caso di patata); il calco richiede invece una buona conoscenza della lingua-modello, la capacità di analizzare la struttura delle  parole da cui essa è formata e di coglierne l’articolazione semantica.  Non è tuttavia da trascurare l’atteggiamento del parlante e della comunità di  appartenenza nei confronti dell’ambiente (Stato, paese, città, comunità) a cui  appartiene il modello straniero: infatti, come nel caso della lingua inglese, se questo  gode di particolare prestigio i prestiti saranno molto più numerosi; al contrario, se  una comunità percepisce una minaccia alla propria autonomia etnico-culturale  derivante dall’inserimento di un termine alloglotto nel proprio repertorio  linguistico, si diffonderanno fenomeni di purismo e nazionalismo. In quest’ultimo  caso i calchi sono più facilmente tollerati, in quanto l’apporto alloglotto è meno  appariscente, in quanto il termine non è inserito direttamente dalla lingua-modello  a quella replica ma viene a costituirsi un passaggio intermedio di imitazione del  modello secondo strutture indigene (prestito dall’inglese baby-sitter vs calco  sull’inglese timekeeper > it. marcatempo).  Un altro fattore che conduce alla preferenza dell’uno o dell’altro fenomeno può  essere la comodità: è probabile che l’it. pallacanestro, calco sull’ingl. basket-ball,  sia stato percepito come meno comodo di basket e per questo motivo sostituito. Un’ulteriore differenza tra prestito e calco è data dal fatto che quest’ultimo è  talvolta ambiguo dal punto di vista della presentazione: si pensi all’italiano ala nel  senso di “giocatore che si muove lungo le fasce laterali del campo”, calco  sull’inglese wing che accanto al significato originario presenta anche quello  tecnico; in questo caso i problemi maggiori si presentano in fase di  istituzionalizzazione della parola perché potrebbe essere frainteso da chi lo sente  per la prima volta. Il prestito è invece univoco e con il tempo potrebbe essere  preferito ad un calco più antico.

3. Fenomeni di prestito  

3.1 Natura e condizioni del prestito 

Secondo Klajn6(1972: 9) i prestiti lessicali possono essere suddivisi in due tipi  fondamentali: i prestiti integrali, che possono essere presi direttamente dalla lingua modello, come l’inglese film, o venire adattati in seguito, come la parola sterlina dall’inglese sterling. Ad essi si contrappongono i calchi, che vengono definiti  «prestiti parziali» in quanto ricevono dalla lingua-modello solamente la struttura  della parola che poi traducono con termini indigeni (it. abolizionismo abolizionista sull’ingl. abolitionism e abolitionist).  

Un principio generale stabilito in anni di studi sull’argomento afferma che il lessico,  poco sistematico per sua natura, è più suscettibile a prestiti rispetto ai livelli più  «strutturati» della lingua quali fonetica, morfologia e sintassi.  

Stando alla terminologia adottata da Bloomfield esistono prestiti di tipo culturale  (cultural borrowing) i quali sono la conseguenza linguistica della diffusione della  cultura della nazione donatrice e prestiti di tipo “intimo” (intimate borrowing) il  quale si stabilisce tra due nazioni facenti parte della stessa comunità linguistica e  quindi “costrette” ad un certo grado di bilinguismo. Si viene a creare un “prestito  intimo” anche attraverso le migrazioni o l’insediamento stabile di eserciti o  funzionari stranieri.  

Il “prestito culturale” era alquanto raro nelle epoche passate a causa del minore  livello di istruzione e della minore espansione delle comunicazioni; oggi, invece,  tale tipo di prestito è l’unico possibile tra due lingue, come nel caso dell’inglese e  dell’italiano.  

Attualmente, il prestito culturale avviene quasi sempre per via scritta poiché l’unico  veicolo di una certa importanza che ancora diffonde i forestierismi prevalentemente ma non esclusivamente- in forma orale è la televisione.

È fondamentale, quando si parla di fenomeni di interferenza, capire per quale  motivo una determinata lingua diventa il modello fisso di un’altra, fornendole in  continuazione parole ed elementi strutturali. Riguardo ciò, Klajn (1972: 12)  distingue due specie di lingue donatrici: le prime sono di tipo esotico e vi appartiene  la maggior parte delle lingue-modello, in quanto forniscono unicamente sostantivi  indicanti specialità naturali o etniche del paese in questione; il secondo tipo esercita  sulla lingua-replica un influsso largo e costante che comprende termini astratti,  verbi, aggettivi ed elementi grammaticali.  

Per quanto riguarda l’italiano, la maggior parte dei prestiti del secondo tipo deriva  da inglese e francese mentre per prestiti da altre lingue, compreso il tedesco, ci  troviamo di fronte al tipo esotico.  Tra i fattori puramente linguistici che condizionano il prestito vi è sicuramente la  somiglianza, lessicale e strutturale, tra la lingua-modello e la lingua-replica; è con Martinet7che si comincia a dare la dovuta importanza al concetto di affinità.  L’importanza dell’affinità tra lingua-modello e lingua-replica è insita nel fatto che  essa rende possibile l’identificazione interlinguistica: un certo grado di  identificazione reciproca anticipa qualsiasi prestito, altrimenti il fenomeno di  interferenza non avrebbe modo d’esistere.

3.2 Acclimatamento e integrazione dei prestiti

Quando si attua un fenomeno di interferenza la lingua-replica non si limita ad un  ruolo passivo ma adatta il nuovo termine alle proprie strutture linguistiche e lo  integra in esse. La diffusione del prestito è infatti graduale e conosce varie fasi,  caratterizzate da una conoscenza attiva e passiva della lingua-modello molto  differenziate.  Ne consegue che il processo di assimilazione può assumere un duplice aspetto:  Gusmani (1987: 97) parla di acclimatamento quando tale processo va di pari passo  con la familiarità che i parlanti acquisiscono nei confronti del prestito e con il 

progredire della conoscenza della lingua-modello che passa gradualmente da  passiva ad attiva; è importante sottolineare che l’acclimatamento è un fatto che  riguarda unicamente la sfera lessicale e in conseguenza di ciò può non apportare  alcuna sensibile alterazione alla lingua-modello ma viene rilevato attraverso  l’impiego che i parlanti fanno del prestito. Sempre Gusmani (1987: 97) afferma che  l’integrazione si manifesta, invece, nell’adattamento del prestito alla grafia, alla  fonologia, alla morfologia e al lessico.  

Spesso un prestito integrato è anche acclimatato ma non necessariamente i due  processi sono paralleli, in quanto l’acclimatamento dipende chiaramente dall’uso  del termine e si manifesta attraverso la frequenza, mentre l’integrazione presuppone  un adattamento formale: infatti, l’inglese bar, stop, camion sono prestiti  perfettamente acclimatati tanto da costituire la base per derivati come barista, stoppare, autostoppista ma godono di scarsa integrazione; al contrario, l’italiano  sciuscià dall’inglese shoeshine gode di forte integrazione ma non è da considerarsi  altrettanto acclimatato.  La misura dell’acclimatamento è data dall’uso che il parlante ne fa in quanto più si  abitua e utilizza il neologismo, tanto più quest’ultimo risulterà acclimatato.  È importante sottolineare che non necessariamente l’integrazione progredisce con  il tempo: può anzi succedere che una migliore conoscenza della lingua-modello  produca un riaccostamento (talvolta esclusivamente grafico) al termine straniero,  come nel caso dell’inglese medievale aventure, prestito dal francese, diventato poi  adventure per influsso del remoto modello latino medievale adventura.  In realtà è difficile differenziare in modo scientifico i “prestiti integrati” da quelli  “non integrati” poiché tra essi vi sono varie sfaccettature; ogni prestito stabilisce  infatti dei legami con la struttura linguistica in cui è inserito e finisce con il  diventare una parte costitutiva del suo patrimonio lessicale, anche se tale  inserimento può riguardare semplicemente un livello linguistico circoscritto, come  nel caso del linguaggio tecnico (mouse, scanner, password, chat per quanto riguarda  l’ambito informatico; business, spread per quanto riguarda quello economico;  gossip, scoop, reporter per quanto riguarda quello giornalistico) o di quello colto.

3.3 Neutralizzazione e polarizzazione

3.3.1 Struttura lessicale e prestito

Secondo Gusmani (1986: 197), in riferimento alla struttura lessicale in cui si  inserisce, un prestito può produrre due differenti situazioni: 

  • la nuova parola designa un referente fino a quel momento ignoto o per il  quale mancava, nella lingua-replica, una particolare denominazione: in  questo modo il nuovo termine va ad occupare uno spazio che fino a quel  momento era vacante. Questa situazione si verifica in modo particolare con  la terminologia tecnica;
  • il nuovo termine ha in comune con una o più parole della lingua-replica dei  tratti referenziali: la nuova parola va ad occupare uno spazio già  parzialmente occupato e dà luogo a casi di parziale sincretismo semantico  e/o conflitto tra omoionimi8. Questa situazione si verifica particolarmente  con i prestiti di lusso o di prestigio.
  • Una situazione del primo tipo può gradualmente trasformarsi in una situazione del  secondo tipo, quando un prestito, accolto in prima istanza solo per definire un  significato specifico e circoscritto, assume in seguito altri significati posseduti dalla  parola della lingua-modello.
  • È indubbio che, quando ci si trovi di fronte alla seconda situazione appena  analizzata, la struttura lessicale della lingua-replica entra in crisi; infatti, dopo un  periodo indefinito di instabilità, si viene a creare una sorta di equilibrio attraverso  una delle seguenti opzioni:
  • eliminazione di uno dei termini in “conflitto”, senza alterazioni semantiche; – convivenza dei termini con differenziazione e reciproca delimitazione dei  campi semantici: questo porta inevitabilmente ad una ristrutturazione del  significato del termine nella lingua-replica.

Nel primo caso parliamo di neutralizzazione semantica, Gusmani (1986: 200); nel  secondo di polarizzazione, Gusmani (1986: 202).

3.3.2 Neutralizzazione

Viene a crearsi quando vi è la possibilità che o il prestito o la parola indigena vengano eliminati. In caso di cancellazione del prestito, gli effetti dell’interferenza vengono riassorbiti senza conseguenze rilevanti.

La causa per cui una parola indigena può essere completamente soppiantata dal prestito è, invece, dovuta al completo acclimatamento di quest’ultimo, che si mimetizza perfettamente nel sistema della lingua-replica. Generalmente questo tipo di parole assumono una connotazione neutrale; nonostante ciò, non si può affermare con certezza che il termine indigeno sia stato sostituito interamente sia per quanto riguardo il significato che il significante.

Si arriva alla neutralizzazione dopo un periodo più o meno lungo di conflitto e parziale sovrapposizione tra i termini, ma sarebbe errato pensare che essa sia dovuta ad una semplice sostituzione del termine; infatti, è opportuno sottolineare che il conflitto sottintende un rapporto dialettico tra le parole e anche un possibile condizionamento reciproco. È dunque possibile che il momento immediatamente precedente alla neutralizzazione sia stato caratterizzato da una sinonimia quasi perfetta tra i termini concorrenti e il punto d’arrivo sottintende a maggior ragione un processo d’adeguamento bilaterale.

Talvolta però la neutralizzazione è la conseguenza di fattori estrinseci alla struttura lessicale di una lingua, come per esempio gli influssi dialettali.

3.3.3 Polarizzazione

Ci troviamo di fronte a polarizzazione quando la situazione di instabilità dovuta  all’ingresso di un termine che si sovrappone ad un altro già facente parte della  lingua-replica, provoca una riorganizzazione del campo lessicale per garantire ad  entrambi i termini una funzionalità semantica differenziata; in questo modo il  conflitto omoionimico si istituzionalizza.  

La polarizzazione semantica ricostituisce l’equilibrio compromesso dal parziale  sincretismo, traendo vantaggio dalla sovrabbondanza lessicale. Il più delle volte si viene a creare un rapporto gerarchico tra i termini in concorrenza in quanto una  delle parole ricopre spesso funzioni di iponimo9semanticamente marcato rispetto  all’altra: è ciò che è successo a drink e shopping nell’italiano, rispetto a bibita compera

In linea generale, tra queste opposizioni semantiche, è il prestito ad essere  maggiormente marcato poiché è in grado di evocare l’ambiente da cui proviene ed  è spesso dotato di specifica connotazione. Può quindi accadere che i termini che  nella lingua-modello sono facoltativi e superficiali, acquistino nel contesto della  lingua-modello tratti necessari e fondamentali.  

Altre volte accade invece che sia il prestito a diventare la parola principale, isolando  il termine indigeno a usi periferici o marginali (per esempio i casi in inglese di die rispetto a starve, o di skin rispetto a hide).  

O ancora, sono le differenze stilistiche e connotative a privilegiare il prestito, nel  caso in cui il termine indigeno venga contraddistinto dall’appartenenza ad un livello stilistico superiore, o risulti più freddo e ufficiale (inglese enemy e foe).  Il rapporto tra gli omoionimi può conoscere variazioni alquanto sensibili prima di  stabilizzarsi nel fenomeno di polarizzazione; essa infatti subentra a seguito di una  fase più o meno lunga di concorrenza tra termini e di insufficiente strutturazione di  un campo lessicale. Costituisce il punto di arrivo di un processo di progressiva  cristallizzazione dei rapporti tra parole di diversa tradizione che però coincidono  nella gamma di impiego.  Infine, è possibile che gli omoionimi polarizzati siano precedentemente appartenuti  a registri e livelli stilistici differenti: in questo caso la loro situazione va inserita in  una più complessa rete di rapporti diafasici10 e diastratici11. Se in una lingua  prendono spazio tendenze standardizzatici e livellatrici e se il conflitto tra termini  non viene risolto tramite neutralizzazione, è possibile che si vengano a creare forme 

più o meno rigide di polarizzazione semantica, la quale diventa un importante  indizio del prevalere di spinte normalizzatrici.  

Va precisato che quando si parla di neutralizzazione non ci si riferisce ad uno  sviluppo lineare, riducibile ad una semplice sostituzione e di natura opposta rispetto  alla polarizzazione: infatti, non si tratta di processi differenti ma semplicemente di  diverse prospettive possibili, derivanti entrambe dal parziale sincretismo semantico  che può stabilirsi in seguito ad un prestito. È corretto contrapporre i due processi  esclusivamente per quanto riguarda il punto d’arrivo a cui approdano, ricordando  però che l’origine è affine.  

Non si tratta dunque di due processi opposti provocati dal prestito, ma di risultati  differenti causati da una situazione di “crisi” dovuta a sovrabbondanza lessicale e  mancanza di strutturazione. In entrambi i casi assistiamo ad alterazioni semantiche,  meno percepibili in caso di neutralizzazione, più evidenti in caso di polarizzazione.  È importante sottolineare che questi due processi non sono il frutto del fenomeno  di interferenza in quanto tale, ma sono causate da una rielaborazione autonoma del  prestito da parte della lingua-replica, la quale sfrutta la ricchezza omoionimica  conseguente al prestito in piena indipendenza rispetto al modello.

3.4 Tipi di prestiti

Generalmente si riconoscono vari tipi di prestito, da quelli che prendono dalla  lingua-modello l’intera parola o frase e la riproducono pedissequamente, a quelli  che rimodellano il termine alloglotto in funzione della lingua-replica. E ancora, vi  sono casi in cui, a seguito dell’inserimento nella lingua-replica, un termine subisce  un ampliamento o un restringimento semantico; esiste, infine, una distinzione anche  tra prestiti diretti e prestiti a distanza.  Il prestito consiste nella riproduzione di un elemento linguistico straniero nel  duplice aspetto del significante e del significato. L’oggetto dell’imitazione deve  essere un’unità significativa come un lessema (flirt dall’inglese), un nesso (milord  dall’inglese my lord), una parola-frase (diffusione di okay, ciao, adieu nelle altre

lingue) o singoli messaggi (last but not least, noblesse oblige).  Essenziale è quindi il momento di adeguamento ad un modello straniero, il quale  conosce diversi gradi, da quelli in cui la riproduzione è fedele alla lingua-modello  (jet dall’inglese) a quelli in cui il modello è stato adattato alle strutture della lingua 

replica (la pronuncia dell’italiano gol dall’inglese goal), a quelli in cui il modello  straniero è riprodotto con elementi preesistenti nel sistema della lingua-replica  (grattacielo dall’ingl. skyscraper) e infine a quelli in cui la replica consiste  nell’allargamento semantico di una parola indigena (l’it. angolo che prende il  significato sportivo dall’ingl. corner «tiro da uno degli angoli del campo di gioco»).  Per questi ultimi due tipi di fenomeni si preferisce utilizzare il termine calco; va  sottolineato tuttavia che queste forme meno palesi di prestito non si differenziano  dalle altre più evidenti per la diversa natura del fenomeno ma esclusivamente per la  diversa misura in cui influiscono l’adesione alla lingua-modello e l’originalità  dell’interpretazione.  

Nonostante in caso di prestito ci si riferisca sempre anche al piano del significato,  non si implica una totale aderenza alla semantica del modello. In primo luogo,  considerando che il prestito è un fenomeno di interferenza che viene ad attuarsi  nell’imitazione di un modello non astratto ma insito in un contesto concreto, ci si  trova spesso di fronte ad un restringimento di significato rispetto alla parola di  riferimento: infatti, l’italiano tailleur e gol riproducono uno solo dei rispettivi  modelli in quanto il prestito è avvenuto in modo circoscritto rispettivamente  all’ambiente della moda e dello sport: infatti, il francese tailleur vale anche per  “sarto” e l’inglese goal possiede anche il significato di “scopo, meta”.  

Vi sono casi in cui il significato della parola straniera risulta frainteso poiché le  circostanze in cui è stata prodotta l’interferenza hanno portato il parlante ad  attribuire al modello un senso improprio (l’it. brindisi risale alla formula  beneaugurante tedesca bring dir’s utilizzata per brindare alla salute di qualcuno).  

Il prestito può essere diretto o a distanza. Nel primo caso, che avviene generalmente  a seguito di contatti avvenuti in aeree bilingue, il fenomeno di interferenza avviene  per via orale. Per quanto concerne il prestito a distanza, esso avviene (soprattutto  negli ultimi anni a seguito dell’incremento di importanti mezzi di comunicazione)  attraverso rapporti occasionali fuori dalle aree di contatto, per esempio attraverso la televisione, i social media o internet in generale; al contrario del prestito diretto,  quello a distanza risale a modelli in forma scritta e ciò è facilmente deducibile dai  risvolti fonetici (italiano quiz pronunciato con /ts/ e non con la /z/ dell’inglese).  Può inoltre accadere che una lingua per ragioni geografiche, culturali e/o politiche  svolga il ruolo di mediatrice tra altre due lingue, come è accaduto nell’Ottocento  alla lingua francese, attraverso la quale molte parole inglesi sono entrate nel lessico  italiano.

3.5 Prestiti lessicali integrali

Tradizionalmente tutti i prestiti integrali (si ricorda l’esempio dell’inglese film)  vengono suddivisi secondo il grado di naturalizzazione, il quale è indice della  completa assimilazione del prestito da parte del parlante, in due categorie designate  da Klajn (1972: 21-22) con i termini «importazione» e «naturalizzazione o  integrazione».  

Lo studioso propone una classificazione basata sul grado di integrazione dei prestiti  lessicali: 

  1. prestiti integrali non adattati, parole in cui la forma (soprattutto quella  scritta) è identica all’originale;
  2. prestiti integrali adattati; 
  3. calchi omonimici; 
  4. calchi sinonimici .

per quanto concerne gli ultimi due punti l’elemento straniero è presente in misura  minima in quanto in questi casi l’interferenza è limitata al significato.  Nel caso del contatto linguistico tra italiano e inglese, vi è una netta preponderanza  di sostantivi tra i forestierismi: baby-sitter, baseball, business, clacson, corner,  cowboy, derby, doping, export, escalation, festival, flash, gangster, gentleman,  handicap, hostess, iceberg, import, jazz, jet, job, ketchup, killer, leader, lunch,  manager, match, NATO, oscar, party, performance, premier, puzzle, quiz, raid,  rally, round, scooter, shampoo, show, team, teenager, trolley, U.S.A., wafer, week end, yacht.

Vi sono tre fattori, secondo Klajn (1972: 26), che incidono su queste proporzioni:  – il principio secondo cui un elemento precariamente inserito in un sistema è  più facilmente trasferibile; 

  • la funzione semantica dei prestiti: l’adozione di una parola dipende dalla  necessità di esprimere un certo significato e dall’efficacia con cui quel  significato viene espresso. Generalmente, tra i prestiti sono molto più  frequenti parole che designano nuovi oggetti e nuovi fenomeni quindi è  logico che vi sia una richiesta maggiore per i sostantivi. Ma questo secondo  fattore è anche il motivo per cui nei prestiti sono più frequenti i verbi degli  aggettivi, in quanto questi ultimi sono meno necessari dato che non vengono  utilizzati per definire nuovi concetti ma esclusivamente per l’attribuzione di  determinate qualità.
  • il tipo di rapporto tra le due lingue: a differenza di quanto accade nel contatto  intimo, in quello culturale manca di solito il bilinguismo e insorgono, di  contro, resistenze contro l’alterazione della lingua indigena. Infatti, in un  contatto culturale la scelta delle parole si limita alle categorie necessarie per  denominare ciò che effettivamente una comunità ha portato in un’altra,  quindi soprattutto ai sostantivi e ai verbi. 

3.6 Prestiti apparenti

Nei casi in cui ci si trovi di fronte ad un presunto prestito di cui non si conosca il modello o comunque si riscontri una discrepanza tra esso e il modello supposto, esiste la possibilità di essere in presenta di un prestito apparente. Gusmani (1986: 99) cataloga tra i prestiti apparenti i falsi prestiti, i prestiti decurtati, gli appellativi da nomi propri, gli appellativi da toponimi stranieri e i falsi esotismi.

3.6.1. Falsi prestiti

L’aspetto straniero di un termine non è di per sé sufficiente a ritenere quella parola un prestito; infatti, si può parlare motivatamente di prestito solamente in presenza di un reale rapporto mimetico.

Non si possono quindi considerare prestiti i derivati o i composti creati  autonomamente da termini di origine straniera, come nel caso dell’italiano  snobbare, il quale deriva dall’anglicismo snob ma è una creazione indipendente dal  modello inglese.  Il medesimo discorso è valido a proposito delle retroformazioni sui vari prestiti:  l’inglese difficult è stato tratto- secondo il legame che si avvertiva, per esempio, tra  honest e honesty– dall’astratto difficulty, prestito dal francese difficulté.  Può inoltre accadere che una lingua unisca autonomamente semantemi e morfemi  che storicamente risalgono a modelli alloglotti: è ciò che è avvenuto nel latino  abbatissa “badessa”, il quale deriva da abbas “abate” (prestito dal greco àββãς),  con l’aggiunta del suffisso -issa, usato per formare nomi femminili, estrapolato da  una serie di prestiti dal greco; ma la combinazione che porta alla parola abbatissa è  senza modelli greci, ragion per cui è un termine latino originale. In realtà, non si può avere la certezza di trovarsi di fronte ad un prestito neanche nel  caso in cui vi sia coincidenza formale con il modello, soprattutto se il significato è  divergente: l’it. sportivo potrebbe facilmente sembrare un prestito dall’inglese  sportive (il cui significato è, però, “gioviale”); è quindi plausibile che il termine sia  una creazione italiano su altri modelli, per esempio l’it. festivo

3.6.2. Prestiti decurtati

Vengono definiti decurtati quei prestiti dove la discrepanza rispetto al modello concerne il significante: infatti, vi sono dei composti inglesi che in italiano e in  francese compaiono in forma abbreviata, con perdita del secondo elemento. Ne  sono un esempio l’it. basket dall’ingl. basket-ball, cocktail da cocktail-party, night da night-club e smoking da smoking-jacket. Va sottolineato che solo in apparenza  si potrebbe istituire un rapporto diretto tra i termini, ma sul piano semantico essi  divergono.  La riduzione del composto può avvenire nel momento stesso in cui avviene il  prestito, può quindi avere origine dalla lingua-modello, come è avvenuto nel caso  dell’it. tram da tramway; oppure, e questo è il caso più probabile, è avvenuta in un  secondo momento nella lingua-replica e ciò sembra riconducibile alla tendenza, comune a certe lingue, a preferire forme ridotte di alcune parole che eccedono la  misura “standard” (auto in luogo di automobile, mini in luogo di minigonna).  La differenza formale tra il modello e la sua riproduzione dipendono da ciò che  avviene successivamente al prestito nella lingua-replica e non risalgono al momento  in cui il prestito è avvenuto; si può quindi affermare che il fenomeno dei prestiti  decurtati non intacca la sostanza dell’interferenza. 

3.6.3. Appellativi da nomi propri

In questi casi la discrepanza tra il forestierismo e il suo supposto modello riguarda il significato: accade, infatti, che un nome proprio straniero venga accolto nella lingua-replica come appellativo per un oggetto che sta in relazione con la persona che porta quel nome o quel marchio. Per esempio, l’italiano carter (involucro metallico resistente disposto a protezione di parti mobili di macchine) deve il suo nome all’inventore dell’involucro in questione, l’inglese J.H. Carter; o ancora l’italiano e il francese scotch (nastro adesivo) derivano dal marchio Scotch Tape.

Questo fenomeno avviene generalmente al momento stesso del prestito, producendo uno slittamento semantico causato dall’ambiguità del contesto in cui la parola è stata dapprima conosciuta o da altre circostanze esterne (come il marchio di fabbrica scritto sull’oggetto, vedi il caso della penna biro).

Un caso diverso è quello in cui il passaggio dal nome proprio all’appellativo è già avvenuto nella lingua-modello, come è successo all’inglese sandwich, dal nome del conte di Sandwich.

L’ultimo caso possibile è quello esemplificato dal francese franc “libero” e dal tardo latino sclavus “schiavo”, i quali risalgono rispettivamente al nome dei Franchi e a quello degli Slavi: qui lo scarto semantico è avvertibile esclusivamente tra il termine d’arrivo e il modello costituito dal nome proprio, ma non è riconducibile al momento stesso del prestito in quanto, quasi certamente, si voleva riprodurre l’aspetto etnico e solo in un secondo momento il termine ha iniziato a designare la condizione sociale di quelle popolazioni.
Il passaggio da nome proprio a nome comune avviene quindi in momenti diversi rispetto al processo del prestito in senso stresso; è importante sottolineare che l’influsso straniero e l’autonomia della lingua-replica assumono importanza diversa a seconda dei casi.

3.6.4. Appellativi da toponimi stranieri

In questa categoria rientrano quelle parole che designano oggetti traendo spunto dalla provenienza di tali oggetti: l’it. damasco, l’inglese damask dal nome di Damasco; l’inglese turkey “tacchino” dalla Turchia; il latino persicum “pesca” dalla Persia.
Rientra in questo caso anche l’it. montgomery, un tipo di giubbotto che ha preso spunto dal nome del comandante inglese e attribuito all’indumento poiché ispirato alla foggia di certi cappotti militari. In questo caso si può parlare di prestito solo per quanto riguarda il nome proprio, ma la creazione dell’appellativo è avvenuta all’esterno dell’influsso della lingua inglese in quanto frutto di un’associazione di idee originaria della lingua italiana.
I toponimi diventati appellativi non possono essere considerati dei prestiti in quanto si tratta prevalentemente di termini messi in circolazione da parlanti non bilingui, che li utilizzano proprio perché ignorano il corrispondente termine straniero: una prova di quanto appena affermato sta nel fatto che la creazione di questi termini è indipendente dalla tradizione straniera in quanto, nella quasi totalità dei casi, la (presunta) lingua-modello non conosce lo stesso significato per quella parola: così, il francese faïence “porcellana” non ha lo stesso valore dell’italiano Faenza (città italiana storicamente nota per la produzione di porcellana).
Può anche accadere che l’appellativo, nel suo nuovo significato, venga ripreso dalla lingua d’origine del toponimo: è quanto è probabilmente accaduto all’inglese hamburger, tratto dal nome di Amburgo ma più verosimilmente non riconducibile direttamente al tedesco Hamburger “di Amburgo”, poiché anche in tedesco la parola hamburger assume lo stesso significato che ha in inglese e cioè “panino con medaglione di carne”; è quindi più probabile che si tratti di un autentico prestito dall’inglese al tedesco.

3.6.5. Falsi esotismi

Si tratta di una particolare categoria di prestiti apparenti; sono termini che hanno  l’aspetto di forestierismi o sono uguali a determinate parole straniere, ma che sono  in realtà stati creati autonomamente da un preciso modello. Si può affermare che  non si tratti di un prestito in senso stretto poiché non vi è nessun corrispondente  nella lingua straniera o, se esiste, il corrispondente ha un significato completamente  diverso. Ne sono un esempio i termini footing e recordman, apparsi prima in  francese e in seguito nella lingua italiana; il termine footing esiste anche in inglese  dove però assume il significato di “basamento, appoggio” e non può quindi essere  considerato come il modello della medesima parola in italiano o in francese, dove  invece assume il significato di “forma di allenamento consistente nella corsa o nella  marcia”. Se ne deduce che il modello di questo termine vada ricercato nell’inglese  training “allenamento”, anglicismo perfettamente acclimatato nel linguaggio  sportivo, diventato base per creare sul termine foot una parola affine di significato  più specifico. 

Per quanto riguarda il termine recordman nel senso di “chi detiene un primato  sportivo”, esso si basa sull’esistenza di numerosi composti inglesi come sportsman e sulla completa assimilazione di record.  

Nonostante questo genere di parole non rientri nell’ambito dei prestiti autentici, non  bisogna sottovalutare il fatto che l’atto creativo sia stato influenzato dalla tradizione  linguistica straniera, in quanto presuppone la conoscenza di alcune caratteristiche  della lingua-modello e la volontà di imitarle. Si tratta infatti di formazioni che si  basano su modelli stranieri conosciuti attraverso altri prestiti (ma comunque presi  solo come riferimento per creazione autonome) o sulla conoscenza diretta della  lingua-modello.  

Fattori determinanti nella diffusione dei falsi esotismi sono il prestigio di cui gode  la lingua straniera e la buona conoscenza delle strutture linguistiche di cui è  composta, ragion per cui è maggiormente possibile incontrare falsi esotismi in  ambienti in cui vi è una profonda simbiosi tra culture diverse, così come è accaduto  tra latino e greco.

3.7 Prestiti camuffati

Accanto ai prestiti apparenti sopracitati, esistono dei termini che, a dispetto del loro  aspetto esteriore, devono la loro creazione a fenomeni d’imitazione di modelli  stranieri: in questo caso si parla di prestiti camuffati. Gusmani (1986: 117) vi  include i prestiti di ritorno e attua una differenziazione tra prestiti e calchi strutturali  e prestiti e calchi semantici. 

3.7.1. Prestiti di ritorno

Si tratta di parole che, giunte come prestito da una lingua straniera, ‘ritornano’ alla  lingua-modello con il nuovo significato sviluppato nella lingua-replica; la parola  che ‘ritorna’ in questo caso non è la stessa a suo tempo presa in prestito.  Un caso famoso è quello del francese jet «aereo a propulsione» il quale entra come  prestito nella lingua inglese e ritorna al francese con un’estensione semantica con  il significato di «getto, corrente d’acqua».  Un ulteriore esempio è fornito dalla voce portfolio che trae origine dall’it.  portafoglio ed entra in inglese nella forma portfolio (un astuccio di solito a forma  di grande copertina per libri, per contenere fogli di carta sfusi, disegni, mappe),  assumendo largo impiego in ambito economico e finanziario dove sviluppa una  semantica tecnica per indicare «la gamma di investimenti detenuti da una società o  da un individuo, un elenco di tali investimenti». Sempre nella lingua inglese, il  termine entra a far parte anche dell’ambito didattico e, in questa accezione, rientra  come prestito in italiano con il significato di «dossier che documenta il percorso  formativo di uno studente». 

3.7.2. Prestito o calco semantico?

Accanto a calchi semantici prototipici come pagare e viaggio, vi sono altri casi in  cui avviene un ampliamento di significato che si distingue dal calco semantico  poiché riutilizza un termine in una nuova accezione, che è propria del modello  straniero, ma senza che sia dimostrabile una comune base semantica tra termine  preso a modello e replica.  

Gusmani afferma che in questi casi le lingue neolatine hanno recepito, per un  termine già precedentemente attestato, il significato assunto dalla forma  corrispondente nelle lingue germaniche. Per esempio, l’italiano realizzare nel senso  di «comprendere» è in stretto rapporto di dipendenza dall’inglese to realize e ci si è chiesti se anche qui si abbia a che fare con un’estensione semantica dell’italiano  realizzare nel senso di «portare a compimento» -quindi con un semplice calco  semantico- oppure con un prestito adattato. Lo stesso dubbio sorge anche a  proposito di esponente di partito, dall’ingl. exponent, di polluzione che nel senso di  «inquinamento» risente dell’influsso dell’ingl. pollution.  

Da questi esempi si ricava che tali corrispondenze interessano termini inglesi  direttamente o indirettamente risalenti ad una matrice latina e per questo designati  con il termine anglolatinismi. Esistono anche casi di francolatinismi (it. amatore  «dilettante» è mutuata dal fr. amateur); di teutolatinismi e russolatinismi (it.  intelligenza «insieme di intellettuali di un paese» è riconducibile al latinismo russo  intelligencija).  La casistica degli anglolatinismi che implementano il lessico italiano è molto  ampia, si pensi ai casi di suggestione ed editore dagli inglesi suggestion e editor.  Il problema principale consiste nello stabilire se si tratti di prestiti camuffati o di  semplici calchi semantici, quindi se ci si trovi di fronte a due parole differenti solo  secondariamente omofone o se siano le stesse parole già presenti in italiano prima  che i termini inglesi influissero su di esse in ambito semantico.  Gusmani, sulla scia di Weinreich, propone la seguente soluzione: se il parlante, al  momento in cui si è verificata l’interferenza, non ha stabilito alcun legame con il  termine straniero, allora si è venuto a creare un nuovo vocabolo che ha  semplicemente un rapporto di omofonia con il termine preesistente nella lingua replica; in questo caso si parlerà di prestito camuffato. Un esempio è fornito dall’it.  casuale, termine entrato in italiano attraverso il lessico della moda e modellato  sull’ingl. casual con il significato di «disinvolto, informale» e presenta un vistoso  scarto rispetto al termine preesistente (che ha valore di «fortuito»).  Se il calco semantico, come si vedrà più avanti, è un caso di polisemia indotta da  un modello straniero, il prestito camuffato è un fenomeno di interferenza in virtù  del quale un parlante utilizza un termine preesistente nella propria lingua con un  nuovo significato proprio di un termine straniero simile formalmente: la presenza  di termini simili dal punto di vista formale permetterà l’instaurarsi di una relazione sulla base di un rapporto unicamente esteriore (si parla quindi di omofonia) che,  però, non riguarda l’ambito semantico.

3.7.3 Prestito o calco strutturale?

In questi casi non si hanno termini omofoni nella lingua-replica: tuttavia, il prestito  si è talmente tanto conformato alla lingua mutuante da nascondere la propria  identità, creando anche qui dei dubbi circa la natura del neologismo.  Si pensi, ad esempio, a termini come it. genocidio che all’apparenza sembra un  termine coniato sull’influsso di omicidio, uxoricidio ecc., ma in realtà legato  all’ingl. genocide; it. arrangiamento ha fatto la sua comparsa nel linguaggio tecnico  musicale tramite l’influsso dell’ingl. arrangement.  

In questo caso è difficile capire se si tratti di un calco strutturale di derivazione (si  veda il paragrafo 4.2.2) o di un prestito adattato; le lingue neolatine offrono gli  esempi più significativi poiché utilizzano come modelli termini inglesi appartenenti  al lessico di tradizione classica e quindi più facilmente mimetizzabili in quanto la  struttura lessicale della lingua-replica in questi casi risulta più facilmente  identificabile con quella della lingua-modello.  

Ma perché si possa optare per il calco strutturale, il parlante deve aver riprodotto  sia la motivazione formale che quella semantica del modello, così come accade per  l’it. editoriale che, secondo Klajn, è un calco semantico dell’ingl. editorial e non  un prestito adattato poiché gli elementi costitutivi della parola (editor + morfema – iale) sono già presenti in italiano e quindi la formazione risulta perfettamente  motivata dal punto di vista della struttura della lingua-replica.  

Un metodo di classificazione e di riconoscimento del fenomeno può essere così  esemplificato  

  • il calco si viene a creare quando il parlante istituisce una relazione tra due  termini della lingua straniera e che si sforza poi di riprodurre nella propria  lingua creando su una parola semanticamente corrispondente, un derivato o  un composto che ripropone la struttura del modello: è ciò che succede con  l’italiano affidabilità che, riprendendo la relazione che intercorre tra l’ingl.  reliability e reliable, compie un calco derivazionale sulla base di una  convergenza semantica (affidabile/affidabilità) con la lingua-modello;
  • deve essere compiuta una valutazione della relazione semantica tra termine  base (per esempio proibizione) e il derivato (per esempio proibizionismo): 

se tale derivato ha un significato tecnico non desumibile dalla forma base  ma che ricalca il modello (ingl. proibitionism nel senso di «proibizione di  produrre e bere bevande alcoliche»), si propende per definire il termine  come un prestito adattato;  – deve essere inoltre compiuta una valutazione della cronologia relativa alla  forma base e al suo presunto derivato: l’apparizione del derivato prima della  forma base o la simultaneità di apparizione, fanno propendere a favore di  un prestito anch’esso adattato. Per esempio, l’it. ottimizzazione è attestato nel GRADIT12 dal 1966 con il valore di «cercare una soluzione ad un  problema in cui siano stati ridotti al minimo i fattori negativi ed esaltati  quelli positivi»; l’attestazione del derivato è però precedente a quella della  forma base (verbo ottimizzare dall’ingl. to optimize), attestata nel GRADIT  dal 1970: se ne deduce che si tratti di un prestito dall’inglese optimization.

3.8 Semantica del prestito

In alcuni casi il prestito è semplicemente una riproduzione necessaria e  approssimativa del modello e ciò avviene quando i due sistemi linguistici tra cui  avviene il contatto non sono direttamente comparabili poiché dotati di propria  organicità e originalità.  

Infatti, così come non esisterà completa corrispondenza sul versante del significante  tra la parola della lingua-modello e quella entrata nella lingua-replica, lo stesso  accadrà con la funzione semantica della parola presa come prestito.

Il caso in cui vi è una maggiore corrispondenza semantica è quello dei termini  tecnici che vengono accolti dalla lingua-replica proprio in mancanza di un  corrispondente adeguato, per esempio l’italiano nailon. Vi sono due motivi per cui  in questi casi vi è una riproduzione quasi fedele alla funzione semantica del  modello: la terminologia tecnica è quella che possiede meno elementi connotativi  della stessa lingua d’origine; d’altro canto, proprio in quanto prestiti di necessità,  occupano spazi vuoti della lingua-replica e sono meno esposti ai conflitti con  elementi lessicali già presenti.  

Può accadere anche che, quando si tratti di un termine più generale, il tecnicismo  venga utilizzato dalla lingua-replica nella sua funzione semantica secondaria,  utilizzato quindi con un significato particolare: ne sono esempi l’inglese goal,  corner, hostess che l’italiano ha accolto solo nella specifica accezione sportiva e  lavorativa. Si può quindi affermare che se il modello è caratterizzato da polisemia,  la sua riproduzione nella lingua-replica non manterrà la stessa complessità di  significato. 

In realtà, l’elemento che incide maggiormente sull’integrazione semantica dei  prestiti è rappresentato- nei casi in cui non si parli di più di tecnicismi ma di prestiti  di moda o di prestigio- dalla conflittualità che nasce tra il nuovo termine e quelli  preesistenti; se la parola della lingua-modello non soppianta del tutto le parole  indigene, si viene a creare un nuovo equilibrio tra i termini, il che comporta una  ridistribuzione delle rispettive funzioni semantiche. È ciò che è successo all’inglese  city (dal francese cité) che non si è sovrapposto all’antico town “città”, ma ha fatto  proprio solo il significato di “metropoli, centro commerciale” o ancora al tedesco  trinken “bere” che non ha soppiantato il nostro bere, ma ha solo fornito lo spunto  per una parola dotata di forte espressività come trincare, con una notevole riduzione  della primitiva sfera semantica.  

Accanto alla funzione semantica, contribuiscono al significato della parola anche  gli elementi connotativi, i quali dipendono dalle affinità o dai contrasti che ogni  parola stabilisce nel sistema lessicale in cui è inserita. Essi andranno del tutto  perduti quando il prestito avviene tra lingue interamente differenti: infatti, è proprio la mancanza di elementi connotativi a favorire l’adozione dei tecnicismi, i quali  devono essere univoci.  

D’altro canto, nella fase di acclimatamento, il prestito può acquisire specifici tratti  connotativi che lo contraddistinguano dagli altri termini; ciò avviene quando la  parola in questione viene ancora connessa all’ambiente d’origine. Ecco perché il  termine manager ha un significato differente rispetto a dirigente: oltre a designare  chi occupa un posto di maggior rilievo in ambito lavorativo, evoca immagini quali  l’efficienza e l’organizzazione; questo è un esempio di connotazione che trae  origine dal prestigio della lingua-modello, altro fattore determinante per  l’introduzione di tale prestito.  

Trattandosi perlopiù di prestiti di moda e di prestigio la loro connotazione è  generalmente positiva. 

L’integrazione semantica di un prestito non è un semplice atto di trasposizione in  quanto tra il nuovo termine e quelli già presenti nel sistema linguistico si stabilisce  un rapporto di reciproco condizionamento e da ciò scaturisce il significato del  prestito, compresa la sua specifica connotazione.

4. Fenomeni di calco

4.1 Definizione e classificazione dei calchi

Riprendendo una definizione fornita da Gusmani (1986: 219), con il termine calco  si intende qualsiasi fenomeno di interferenza che consista unicamente nella  riproduzione della forma interna della parola e dell’articolazione semantica del  modello alloglotto; in quanto imitazione della forma interna, si presuppone che il  modello sia articolato (cioè analizzabile) sia sul piano della struttura che su quello  del significato o solo sul piano semantico. È inoltre necessario che il parlante sia in  grado di cogliere l’articolazione di tale modello e che abbia a disposizione nella  propria lingua (cioè la lingua-replica) elementi sufficienti per effettuare  l’imitazione.  

Sotto l’etichetta di calchi vengono raggruppati fenomeni non unitari, sia perché  rispecchiano gradi diversi d’interferenza linguistica, sia perché i processi attraverso  cui si è compiuta l’attività del parlante non sono i medesimi per ogni tipo di calco.  Il calco si differenzia dai fenomeni di prestito poiché racchiude i fenomeni  d’interferenza in cui l’imitazione del modello mira alla riproduzione della forma  interna (il significato) e non di quella esterna (il significante); si tratta quindi di una  copia del modello meno fedele rispetto al prestito e di un processo mimetico più  sottile. Nonostante ciò, non si può parlare di una differenza di natura tra i due  processi.  

I calchi possono dare vita ad un nuovo elemento linguistico, il quale arricchisce il  repertorio di una lingua pur combinando elementi già presenti in quella stessa  lingua, poiché avviene un mutamento della funzione del termine preesistente.  Affinché si verifichi un fenomeno di calco, è necessario che il modello straniero  soddisfi la condizione necessaria di avere, almeno agli occhi del parlante, un  significato ben individuabile: deve essere una parola ‘trasparente’, dunque motivata  e articolata nella sua struttura. Se il termine preso a modello è privo di motivazione  ma è caratterizzato dalla sola designazione (sempre agli occhi del parlante), o se il parlante non è in grado di percepirla, si potrà incorrere in un fenomeno di prestito  ma mai in un calco, poiché il calco presuppone un grado di bilinguismo più  avanzato del prestito.  

Parole come l’italiano ciao, l’inglese okay o sheriff, le quali non sono analizzabili  a livello semantico e strutturale, non daranno vita ad un calco ma più semplicemente  ad un prestito. Al contrario, composti come l’inglese outlaw “fuorilegge” da out “fuori” + law “legge”, derivati come il francese orangeade “aranciata” da orange 

“arancia” + -ade, nessi sintematici come l’inglese white collars “impiegati” da  white “bianco” + collars “colletto” o cold war, locuzioni come l’inglese on the  highest level “al più alto livello”, intere frasi come il francese il va sans dire “è  ovvio” offrono un modello per altrettanti calchi.  

Nei casi esemplificati da questi esempi, il modello è analizzabile dal punto di vista  della struttura; si parla allora di calco strutturale.  

Gusmani (1987: 106) distingue tra i calchi strutturali:  

  • il calco di composizione, come l’italiano fuorilegge o pellerossa sull’inglese  redskin da red “rosso” + skin “pelle”;
  • il calco di derivazione, come l’italiano aranciata o stellina “diva del  cinema”, diminutivo di stella secondo il rapporto esistente in inglese tra star e starlet;
  • il calco sintematico, come colletti bianchi o guerra fredda;
  • il calco fraseologico, come nel caso di non c’è di che 

Il secondo tipo di fenomeno che Gusmani analizza è il calco semantico, il quale si  verifica quando il modello è articolato esclusivamente sul piano semantico, in  quanto ci si trova di fronte ad una parola polisemica in cui uno dei significati è  avvertito come primario rispetto ad uno o più significati secondari. Questa tipologia  si riscontra quando nella lingua-replica il termine che ha in comune con il modello  il significato primario, acquisisce anche gli altri significati secondari pur sempre  presenti nel modello.  

Il calco semantico descrive quindi un caso di polisemia indotta; per esempio, in  riferimento alla guerra in Vietnam, i termini inglesi hawks “falchi” e doves “colombe” sono stati utilizzati come metafore per indicare rispettivamente i  sostenitori di una condotta dura e bellicosa e i fautori di una linea ispirata al pacifismo: per calco in italiano falchi e colombe hanno assunto anche questo valore  secondario.

4.2 Calchi strutturali  

Affinché si venga a creare un calco strutturale, è necessario che il modello sia  articolato sul piano della struttura formale e abbia un significato di tipo descrittivo,  in modo tale che risulti motivato dagli elementi costitutivi della parola. Come già  precedentemente accennato, Gusmani (1987:106) e successivamente Raffaella  Bombi (2009: 47), hanno analizzato vari tipi di calchi strutturali.

4.2.1. Calchi strutturali di composizione

Consiste nell’imitazione di un composto straniero tramite una replica a sua volta  caratterizzata da una struttura composizionale; affinché possa verificarsi, il parlante  deve percepire la motivazione formale e semantica del modello e riprodurla  mediante termini propri, lasciandola inalterata.  

In questo caso, parlando di composto non ci si riferisce soltanto al caso di sostantivo  + sostantivo, ma anche al caso di sostantivo + elemento verbale, sostantivo +  aggettivo, preposizione + sostantivo, prefissoide + sostantivo. Di seguito sono  forniti esempi per ciascuno dei casi appena elencati.  

  • Sostantivo + sostantivo: it. centravanti, voce del lessico sportivo, presa  dall’inglese centre forward; it. pallacanestro, calco dell’ingl. basket-ball,  subentrato per rendere il sintagma palla al canestro un elemento lessicale  unico;
  • Sostantivo + elemento verbale: i composti italiani marcatempo rompighiaccio, calchi sull’inglese timekeeper e ice-breaker, sono  considerati calchi imperfetti poiché dal punto di vista della resa non  rispettano perfettamente il composto straniero: infatti nei composti italiani  il verbo viene messo prima del nome, al contrario di ciò che succede nella  lingua inglese; in realtà, se accadesse diversamente si verrebbe a produrre  uno sconvolgimento delle regole combinatorie della lingua italiana. Per  quanto riguarda il termine marcatempo, si tratta di un calco imperfetto anche dal punto di vista semantico, in quanto l’inglese to keep non assume  lo stesso significato dell’italiano marcare;
  • Sostantivo + aggettivo: it. pellerossa, calco sull’inglese redskin e l’it.  piedipiatti dall’inglese flatfoot. Anche in questi tipi di calchi, si assiste ad  una divergenza nella struttura della replica, poiché il modello inglese è  caratterizzato da un costrutto in cui la sequenza è costituita da determinante  + determinato; al contrario, l’italiano segue la sequenza determinato +  determinante, ponendo quindi in prima posizione il sostantivo, seguito  dall’aggettivo.
  • Preposizione + sostantivo: l’italiano fuorigioco, tecnicismo del linguaggio  sportivo, è un calco dell’inglese offside: in questo caso vi è una perfetta  aderenza al modello per quanto riguarda il piano strutturale poiché l’italiano  rispetta l’ordine degli elementi nella replica, ma non altrettanta dal punto di  vista semantico in quanto l’inglese side non significa “gioco” ma “lato”.  L’it. sottotitolo è un termine che appartiene sia al lessico giornalistico che a  quello cinematografico e costituisce un calco strutturale del modello inglese  subtitle. Il termine italiano sottovalutare è invece calco dell’inglese to  undervalue. È importante sottolineare che la preposizione sotto- viene  utilizzata sia per rendere l’inglese sub sia under.
  • Prefissoide + sostantivo: il composto italiano autocontrollo ricalca il  modello inglese self-control; l’it. autosufficiente dall’inglese self-sufficientminigonna dall’inglese mini-skirt; multinazionale dal composto inglese  multinational. Quest’ultimo caso è un calco perfetto dall’inglese. Il numero  crescente di questo tipo di composti in italiano si spiega attraverso un  influsso straniero: molti elementi compositivi di matrice greca o latina sono  diventati fortemente produttivi sotto la spinta di modelli inglesi. Ad  esempio, il prefissoide auto- è presente in un gran numero di sostantivi come  autocontrollo e autogoverno; numerosi sono anche i composti con il  prefissoide micro- (microonda, microsolco) e mini- (minigonna). I composti  inglesi sono quindi intervenuti in alcuni casi per rinforzare l’uso di  prefissoide antichi già acclimatati come auto- che nel significato di “sé stesso” è già presente in alcuni termini italiani originali, come  autolesionismo. 

4.2.2. Calchi strutturali di derivazione

Perché si possa verificare, è necessario che il parlante comprenda la relazione tra la  forma base e il derivato nella lingua-modello e che sia successivamente in grado di  riprodurre questa relazione nella lingua-replica (per esempio l’it. stellina,  diminutivo di stella, secondo la relazione già esistente in inglese tra star e starlet).  Esistono diversi casi di calchi di derivazione.  

Un primo gruppo di calchi di derivazione è quello formato da un prefisso +  sostantivo: i composti italiani inaffidabile-inaffidabilità sono calchi dell’inglese  unreliable e unrealiability; l’it. sovrapproduzione è un calco sul modello inglese  overproduction; l’it. supermercato (anglicismo ormai ampiamente diffuso) è un  calco sull’inglese supermarket.  

Un secondo gruppo di calchi presenta il caso in cui modello e replica hanno un  rapporto relativo unicamente al significato: è il caso di parole come affidabilità  calco del modello inglese reliability, e come comportamentismo, calco del termine  inglese behaviourism; in questo caso in italiano troviamo in un primo momento il  prestito adattato behaviorismo e successivamente il calco di derivazione  comportamentismo.  

Un terzo gruppo include i calchi che riproducono il modello mediante una replica  caratterizzata da un semantema correlato a quello straniero e da un morfema di  diversa derivazione: è ciò che accade nell’italiano decodificazione e decodificatore modellato sull’inglese decoding e decoder. Altri esempi sono forniti dall’it.  boicottaggio, calco sull’inglese boycotting e derivato dal verbo to boycott; in questo  caso è possibile che il termine italiano non dipenda direttamente dall’influsso  inglese ma vi sia stata intermediazione da parte del francese boycottage.  Un quarto gruppo, invece, include calchi che presentano affinità con i modelli sia  per quanto riguarda il semantema che il morfema. È il caso di conformista conformismo, calchi rispettivamente di conformist e conformism; di evoluzionista evoluzionismo, derivati da evoluzione secondo i modelli evolutionist evolutionism, anch’essi derivati da evolution.

4.3 Calchi semantici

Gusmani (1987: 108) li definisce come fenomeni d’interferenza che consistono in  estensioni semantiche derivate da modelli stranieri in grado di produrre effetti  profondi sul sistema della lingua replica. Il rapporto da cui questo tipo di calco trae  spunto si istituisce esclusivamente sulla base del significato, indipendentemente  dall’affinità tra i significanti; pur non essendo caratteristica necessaria, la  somiglianza esteriore può agevolare il calco sulla base di una maggiore  identificazione tra modello e replica, come è successo con l’it. pacchetto che nel  senso di «complesso di proposte da accogliere o rigettare in blocco» è un calco  sull’inglese package, favorito da una relativa affinità tra significanti. 

Alla base del calco semantico c’è generalmente un calco strutturale: infatti, si è  osservato che questo tipo di calco si sviluppa talvolta da un calco sintagmatico  attraverso l’estrapolazione di un nesso che viene reso autonomo e adoperato in altri  contesti con il significato indotto. Ad esempio, l’italiano angolo usato per esprimere  «il calcio piazzato da uno degli angoli del campo» ricalca indirettamente il modello  corner attraverso l’espressione calcio d’angolo, a sua volta modellata sull’ingl.  corner kick.  

Un altro esempio è fornito dall’italiano vertice che nel senso di «incontro tra i  massimi rappresentanti dei governi» è calco semantico dell’inglese summit; anche  in questo caso si è partiti da un calco sintagmatico (conferenza al vertice da summit  conference) da cui successivamente vertice è stato estrapolato e utilizzato  autonomamente.  

Vi sono fenomeni di calco semantico su singoli lessemi, come nel caso dell’it.  navetta su shuttle, di congelare su to freeze.  

Va sottolineato che esiste una cospicua serie di casi in cui non è facile individuare  e distinguere i calchi semantici da altri tipi di interferenza; infatti, capita che alcune  interferenze lessicali, in un primo momento riconducibili al calco semantico, vengano poi raggruppate in altre categorie. Per questo tipo di fenomeni, la Bombi  (2009: 143) usa la definizione di casi borderline. Per esempio, il termine tecnico  depressione, molto diffuso in ambito economico, è un prestito camuffato di depression, poiché il parlante, al momento dell’interferenza, non ha stabilito alcun  legame con il preesistente termine italiano depressione.  

Può anche capitare che il calco semantico si confonda con quello strutturale;  l’incertezza si manifesta soprattutto nei casi in cui il modello ha una struttura che  trova corrispondenza anche nella replica ma non si riesce a stabilire se l’imitazione  ha investito il solo significato (calco semantico) o la struttura stessa (calco  strutturale). Si tratta di unità linguistiche che dal punto di vista dell’articolazione si  presentano come combinazioni di lessemi e che quindi potrebbero rientrare sotto la  denominazione dei calchi strutturali; ma una classificazione che si affidi solo al  rapporto tra replica e modello può essere fuorviante poiché accade che in alcuni  casi le locuzioni in questione esistono già nella lingua-replica con un proprio  significato e la nuova accezione, presa dalla lingua-modello, estende il valore che  già possedevano.

Ecco alcuni esempi: l’it. caccia alle streghe, locuzione entrata in uso tramite il  modello witch hunt, che oggi porta il significato di ogni specie di persecuzione  politica o ideologica, ma è entrata in uso per designare in senso specifico il clima  di fanatica intolleranza verso chi professava idee politiche progressiste, maturato  negli anni ’50 negli Stati Uniti. Siamo di fronte ad un caso borderline tra calco  strutturale e semantico. Il termine è utilizzato anche in ambito giornalistico con  valore più ampio.  

Il francesismo parola d’ordine, conosce per impulso dell’inglese password una  specializzazione semantica nel lessico informatico; la locuzione tavola rotonda,  inizialmente propria dei romanzi cavallereschi, ha conosciuto larga diffusione in  italiano, dove si utilizza per designare «un convegno di esperti riuniti per discutere  su un determinato argomento» grazie al modello inglese round table. Il termine, in  italiano, conosce quindi entrambe le accezioni e ad esse si aggiunge anche il valore  estensivo degli «argomenti dibattuti durante tale convegno».  

Oltre ai casi borderline, esistono però anche dei calchi semantici originali: l’italiano  ala nel senso di «ala di un partito» è un calco dell’inglese wing; l’aggettivo grossoper indicare «grande, famoso, importante» è calco semantico dell’inglese big: si  tratta di un termine importante per la lingua italiana in quanto, oltre al calco  semantico, si registra anche il prestito non adattato big, utilizzato con funzione di  aggettivo sostantivato (i big della musica); nell’italiano di oggi si è diffusa  l’espressione Sì? utilizzata soprattutto per rispondere al telefono con la stessa  funzione di Pronto?, calco semantico dell’inglese yes?.

5. Prime osservazioni

Alla luce degli studi effettuati si possono esporre alcune considerazioni. In primo luogo, i fenomeni d’interferenza descritti – considerati come conseguenza  di un contatto linguistico – sono largamente diffusi in lingue che stiano a contatto  per un momento più o meno lungo di tempo: questo contatto può avvenire a causa  di una vicinanza geografica o (come nel caso dell’inglese e dell’italiano) in virtù  del maggiore prestigio che una lingua assume agli occhi del parlante di un’altra.  Due ulteriori elementi fondamentali che influiscono sulla creazione dei fenomeni  di interferenza risiedono nella struttura di una lingua, la quale si presta più o meno  apertamente all’ingresso di innovazioni, e nell’importanza ricoperta dal parlante,  cioè in quei fattori che vengono definiti extralinguistici, tra i quali figurano il  contesto socioculturale e il grado di bilinguismo del parlante e/o della sua comunità.  In questo elaborato la lingua italiana è stata studiata esclusivamente sotto il suo  aspetto di lingua-replica, cioè come lingua che riceve i fenomeni d’interferenza e  che gode di minore prestigio rispetto ad altre (in primo luogo, inglese e francese).  Sarebbe auspicabile valutare anche in che modo l’italiano influenzi lingue che  godono di maggior prestigio: uno studio di questo tipo è stato condotto da Vanina  Cassani nella città di Londra e pubblicato nel 2015 con il titolo “Italianismi e  pseudoitalianismi a Londra: l’italiano tra vie tradizionali e innovative di  diffusione”. La ricerca ha evidenziato un cospicuo numero di termini italiani entrati  nel lessico gastronomico inglese soprattutto a fini pubblicitari; sulla scia di questi  studi si potrebbe quindi effettuare una ricerca su eventuali altri ambiti che  accolgono un elevato numero di termini italiani e sulla loro diffusione.

6. Bibliografia

  • Beccaria Gian Luigi, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica,  Torino, Einaudi, 1994 
  • Bisang Walter, Contact-induced convergence: tipology and areality, in Brown,  Keith (a cura di) Encyclopedia of language and linguistics, New York, Elsevier,  2006 
  • Bloomfield Leonard, Language, New York, Henry Holt and Co., 1933
  • Bombi Raffaella, La linguistica del contatto. Tipologie di anglicismi nell’italiano  contemporaneo e riflessi metalinguistici, Roma, Il Calamo, 2009
  • Calleri Daniela “Interferenza” in Beccaria, Gian luigi (a cura di) Dizionario di  linguistica e di filologia, metrica, retorica, Torino, Einaudi, 1994
  • Cassani Vanina, “Italianismi e pseudoitalianismi a Londra: l’italiano tra vie  tradizionali e innovative di diffusione” in Studi italiani di linguistica teorica e  applicata, Roma, Pacini editore, 2015
  • Gusmani Roberto, Interlinguistica, in Romano Lazzeroni (a cura di), Linguistica  storica, Carocci Editore, 1987
  • Gusmani Roberto, Saggi sull’interferenza linguistica, Firenze, Casa editrice Le  Lettere, 1986 [1983]
  • Klajn Ivan, Influssi inglesi nella lingua italiana, Firenze, Leo S. Olschki editore,  1972
  • Marazzini Claudio “Forestierismo” in Beccaria, Gian luigi (a cura di) Dizionario  di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Torino, Einaudi, 1994
  • Telmon Tullio “Contatto linguistico” in Beccaria, Gian Luigi (a cura di) Dizionario  di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Torino, Einaudi, 1994 Uriel Weinreich, Lingue in contatto, Torino, Boringhieri, 1974 [1953]  Yaron Matras, Language Contact, Cambridge, Cambridge University Press, 2009

Note

  1. Roberto Gusmani (Novara 18 ottobre 1935- Udine, 16 ottobre 2009) è stato un glottologo italiano che negli ultimi anni della sua attività di ricerca ha ampliato i suoi interessi verso l’interlinguistica e i fenomeni del plurilinguismo.
  2. Uriel Weinreich (23 maggio 1926-30 marzo 1967) era un linguista polacco-americano.
  3. Yaron Matras (Chicago, 24 ottobre 1963) è un linguista inglese specializzato nella lingua romaní e nei suoi dialetti.
  4. «Il termine che viene normalmente applicato all’alternanza delle lingue all’interno di una conversazione».
  5. «Uno dei risultati del contatto linguistico consiste in una modifica dell’inventario strutturale di almeno una delle lingue interessate, e talvolta di entrambe. Questo è talvolta visto come un tipo di importazione di una struttura o di una forma da un sistema linguistico in un altro. Il processo è meglio noto come “prestito”; le voci interessate sono denominate prestiti, calchi o trasferimenti, e le lingue coinvolte sono spesso etichettate, secondo il loro ruolo, donatore e ricevente.»
  6. Ivan Klajn (1937-) è un linguista serbo, filologo e storico linguistico, con un interesse primario per le lingue romanze e serbo.
  7. André Martinet (1908 – 1999) è stato un linguista francese. Si dedicò principalmente a studi di fonologia (sincronica e diacronica); diede anche importanti contributi all’indoeuropeistica, in particolare alla ricostruzione della fonologia della lingua protoindoeuropea.
  8. «Omoionimia è da intendersi come parziale sinonimia» Gusmani (1986: 197)
  9. In linguistica (specialmente in semantica), è così definita una unità lessicale la cui estensione sia minore rispetto ad un’altra, della stessa classe ma di significato più generico, che la comprende: per es., cavallo, rosa, motocicletta si dicono «iponimi» rispetto a animale, fiore, veicolo che sono ad essi «superordinati» (v. iperonimo).
  10. (vd. diafasia) Ambito di variazione linguistica che dipende dal contesto in cui avviene l’atto comunicativo.
  11. (vd. diastratia) Ambito di variazione linguistica che dipende dall’estrazione sociale del parlante.
  12. Il Grande dizionario italiano dell’uso (anche GRADIT o GDIU) è un dizionario d’italiano dell’uso curato da Tullio De Mauro. Con poco più di 260 000 lemmi in sei volumi ed ulteriori due supplementi (2003 e 2008), vanta il più esauriente lemmario della lingua italiana dell’uso corrente, cui si accosta (per l’aspetto diacronico) il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia. Pubblicato nel 1999, il dizionario insiste particolarmente sull’uso di ogni vocabolo, di cui si ha, quando possibile, la prima data di attestazione e la fonte.